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Blog Non c’era posto per loro...
Martedì 07 Dicembre 2010 16:27

Non c’era posto per loro...

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Le festività di fine anno sono senz’altro sinonimo di giorni di clamore, di movimento di luci, di suoni che rappresentano quella cornice di solennità religiosa capace di suscitare la poesia di un giorno. E’ uno spettacolo vivamente profano che si manifesta più in motivi paganeggianti che non in elementi cristiani: è una classica “religione del mondo”.

Ecco i presepi, gli alberi illuminati carichi di motivi ornamentali, ecco la festa dell’albero e la recita di Natale, ecco la tombolata, i giochi d’azzardo, ecco il rumore, la confusione e le risate chiassose, le veglie, i banchetti disordinati, le ebbrezze e le tante altre cose che vogliono manifestare una pace e una serenità che, purtroppo, non c’è.

 

Se queste considerazioni possono sembrare inadatte al clima elettrizzante della festività del Natale, allora vogliamo invitare il gentile lettore a consultare le Sacre Scritture sull’argomento. Ecco cosa esse ci dicono riguardo quei giorni che sono stati i più importanti della storia dell’umanità: “ ...non c’era posto per loro nell’albergo” ( Luca 2: 7 )

L’evangelista Luca spinge la sua precisazione descrittiva fino alla scrupolosità e ci fa sapere che nell’albergo non vi era posto per Maria, per Giuseppe e neanche per il loro piccolo primogenito. I coniugi evidentemente trovarono asilo nella grande rimessa di una pubblica locanda ed il fanciullino trovò il suo primo letto in una mangiatoia, forse colma di fieno.

Se la descrizione di Luca avesse preceduto la nascita del bambino, avremmo potuto concludere che soltanto i coniugi di Nazareth non avevano potuto godere del beneficio di un albergo, ma poiché il testo sacro è meticolosamente esatto nel dirci che “per loro” non c’era posto, includendo in quel plurale anche il piccolo Gesù, possiamo comprendere che soprattutto per quest’ultimo si deve notare il grande contrasto che appare fra la sua grande regalità ed il suo doloroso ingresso nel mondo. Anzi, possiamo notare che non c’era nulla di eccezionale nel fatto che due coniugi di condizioni economiche modestissime e giunti nei

sobborghi di Gerusalemme in periodo di superaffollamento, fossero stati respinti ai margini della competizione per gli alloggi. Tutto al più sarebbe stato possibile scorgere in quell’episodio un quadro della dura battaglia sociale che divide le popolazioni di tutto il mondo in poveri e ricchi o in gaudenti e in sofferenti.

Non c’era nulla di eccezionale, ripetiamo, nel caso di una povera famiglia operaia che non riesce ad ottenere una camera d’albergo, invece c’era ben qualche cosa di eccezionale nel fatto che il RE non trovasse accoglienza o albergo sulla terra!

Non un re, ma il RE era venuto al Suo popolo, ai Suoi sudditi ed essi gli avevano negato un posto; non soltanto gli avevano negato un trono ma anche un posto, sia pure il più umile nell’ultimo fra gli alberghi di Gerusalemme “...non c’era posto”. Il Natale non poteva essere accolto fra le moltitudini; non poteva essere posto all’ombra di un asilo accogliente o di un palazzo sontuoso: doveva rimanere nella stalla, nella mangiatoia…

Il piccolo fanciullo passerà ancora per le vie del mondo picchiando alla porta di ogni albergo,  “ma non trovera’ neanche un nido, neanche una tana!”.  I suoi non vorranno riceverlo, ed Egli avrà delle mense che non saranno sue e si rifugerà in case che non gli apparteranno; cavalcherà sopra un puledro preso umilmente in prestito, morirà sopra un letto che sarà soltanto un patibolo e scenderà in una tomba che non gli appartiene… Egli continuerà ad essere Colui per il quale “non c’era posto nell’albergo”.

Natale! Celebrazione dell’umiliazione; tripudio dell’annichilimento. Noi non troveremo mai il Natale nei luoghi ove gli uomini hanno cercato di portarlo: fra le feste, in mezzo alle candeline o sotto gli alberi carichi di doni. Non lo troveremo mai sulle mense riccamente imbandite o nelle stradine dei presepi artificiali; non lo troveremo neanche intorno alle stufe che accolgono fra le braccia del loro calore le famiglie spensierate ed un po’ inebriate dalle feste di dicembre.

Non lo troveremo neppure dentro le cattedrali rifulgenti nei loro ornamenti di oro o nei drappeggi dei loro apparati…No! Non troveremo il Natale in nessuno di questi luoghi come non lo avremo potuto trovare in nessuna camera degli alberghi di Gerusalemme o di Betlemme perché “non c’era posto per loro”. Noi possiamo trovare e rivivere il Natale soltanto lì, dove esso nacque; vicino alla mangiatoia! Lontani da ogni grandezza umana, da ogni pensiero mondano. Divisi dal clamore disordinato di un popolo in confusione, noi potremo, nella stalla senza luce e senza gloria, contemplare in adorazione il “fanciullo che ci è nato”.

Senza bisogno di fare applicazioni mistiche o senza dare interpretazioni figurative, noi possiamo dare al nostro testo la fisionomia di un richiamo all’umiltà più profonda, alla sobrietà più sana, al raccoglimento più completo; lì c’è il Natale, lì c’è il glorioso RE.

In questi giorni, purtroppo, quasi tutti hanno smarrito il senso, il significato del Natale e per questo doloroso motivo vediamo sostituito la realtà del Figlio di Dio che nasce in una stalla e viene adagiato in una mangiatoia con quella più coreografica e spettacolare ma meno reale e niente affatto sublime, di una solennità religiosa carica di fili d’argento e fiocchi di bambagia.

No, non c’è posto per Lui; ed anche oggi mentre tutto si accoglie e tutto si riceve, il RE DEL CIELO continua a rimanere fuori… Forse Egli deve rimanere lì perché uno sparuto gruppo di umili pastori possa essere guidato fino al Suo letto, dalla schiera celeste che salmeggia intorno al Suo capo. Vogliamo unirci ai guardiani veglianti del gregge? Vogliamo anche noi distogliere lo sguardo dallo spettacolo multicolore di questo mondo per volgerlo verso il povero rifugio di Betlemme? Prostriamoci nell’umiliazione ed adoriamo il Re che ha vinto, che non ha e che non può avere un posto nell’albergo di questo mondo!

Pastore Renato Romeo

Ultima modifica Giovedì 09 Dicembre 2010 17:07

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