Mercoledì, Novembre 22, 2017
Risorse Studi Biblici Dov'è e cosa è l'inferno
Venerdì 26 Novembre 2010 22:30

Dov'è e cosa è l'inferno

Se facessimo un piccolo sondaggio sull’utilizzo della parola inferno, limitandoci semplicemente a coloro che sono intorno a noi, ne emergerebbe che la maggior parte degli interpellati ne fa uso. In realtà, non tutti però sanno realmente cosa sia l’inferno e dove esso si trovi. Per questo, cercheremo di far luce sul suo significato, avvalendoci della Parola di Dio.

Inferno è un termine biblico; esso viene definito un luogo di perdizione. Nelle scritture ci sono diversi espressioni che in realtà  si riferiscono allo stesso vocabolo.

 

Dal mondo giudaico arrivano due concetti: Abisso e Ghèenna
Abisso indica un luogo di terrore, dove dimorano i demoni: “Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi dell’inferno serbandoli per il giudizio" (2 Pietro 2:4);
Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell'abisso” (Luca 8:31);
Poi suonò la tromba il quinto angelo, ed io vidi una stella caduta dal cielo in terra; e ad esso fu data la chiave del pozzo dell'abisso” (Apocalisse 9:1).
Ghèenna, invece, è la trascrizione greca dell’aramaico ghèhinnon, che indicava una valle posta a sud di Gerusalemme (la valle dei figli di Hinnom).
In quella valle venivano offerti dei bambini in olocausto a Moloc: "Egli bruciò incenso nella valle del Figlio di Hinnom e bruciò nel fuoco i suoi figli, seguendo le abominazioni delle nazioni che l'Eterno aveva scacciato davanti ai figli d'Israele”(2 Cronache 28:5).

Con il passare del tempo, al termine Ghèenna si diede il significato di fuoco eterno, l’inferno descritto nell’Apocalisse.
Nel Nuovo Testamento, la Ghèenna viene presentata come un luogo predisposto per il giudizio finale: “Allora egli dirà ancora a coloro che saranno a sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli” (Matteo 25:41).
Altra parola da considerare, in questo contesto, è Hàdès, un termine greco che, nella maggior parte dei casi, traduce l’ebraico Sheòl, definito come il soggiorno dei morti, il mondo sotterraneo che accoglie i defunti prima del giudizio finale di Dio: “prima che me ne vada per non tornare più, verso la terra di tenebre e di ombra di morte, terra di oscurità e di grandi tenebre, di ombra di morte e senza alcun ordine, dove persino la luce è come le tenebre” (Giobbe10:21,22);
Poiché nella morte non c'è memoria di te; chi ti celebrerà nello Sceol?” (Salmo 6:5);
dicendo: «Che utilità avrai dal mio sangue, se scendo nella fossa? Potrà forse la polvere celebrarti? Potrà essa proclamare la tua verità?" (Salmo 30:9).

Sotto l’influsso della dottrina della resurrezione e con l’insegnamento di Gesù, il termine Hàdès perde il suo significato di origine: da luogo che accoglie le anime di tutti i morti, diventa il luogo di tormenti per i peccatori.
Un esempio ci viene offerto dalla lettura del capitolo16 dai versetti 19 a 31, del vangelo di Luca:
Il ricco e il mendicante Lazzaro
19 «Or vi era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e bisso, e ogni giorno se la godeva splendidamente. 20 Vi era anche un mendicante chiamato Lazzaro, che giaceva alla sua porta tutto coperto di piaghe ulcerose, 21 e desiderava saziarsi delle briciole che cadevano dalla tavola del ricco; e perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. 22 Or avvenne che il mendicante morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abrahamo; morì anche il ricco e fu sepolto. 23 E, essendo tra i tormenti nell'inferno, alzò gli occhi e vide da lontano Abrahamo e Lazzaro nel suo seno. 24 Allora, gridando, disse: "Padre Abrahamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito per rinfrescarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma". 25 Ma Abrahamo disse: "Figlio, ricordati che tu hai ricevuto i tuoi beni durante la tua vita e Lazzaro similmente i mali; ora invece egli è consolato e tu soffri. 26 Oltre a tutto ciò, fra noi e voi è posto un grande baratro, in modo tale che coloro che vorrebbero da qui passare a voi non possono; così pure nessuno può passare di là a noi". 27 Ma quello disse: "Ti prego dunque, o padre, di mandarlo a casa di mio padre, 28 perché io ho cinque fratelli, affinché li avverta severamente, e così non vengano anch'essi in questo luogo di tormento". 29 Abrahamo rispose: "Hanno Mosè e i profeti, ascoltino quelli". 30 Quello disse: "No, padre Abrahamo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno". 31 Allora egli gli disse: "Se non ascoltano Mosè e i profeti, non crederanno neppure se uno risuscitasse dai morti”.

Dunque, da un lato della grande voragine c’è il luogo chiamato da Gesù Paradiso, riservato per i morti in Cristo. Un luogo di temporaneo soggiorno positivo, che accoglierà i redenti fino alla resurrezione, per poi essere sottoposti al giudizio finale di Dio. Dall’altro lato della grande voragine, c’è il luogo chiamato da Gesù Ades, anche esso un luogo di temporaneo soggiorno, ma questa volta negativo, risevato ai peccatori, fino alla resurrezione, aspettando il giudizio di Dio. Ricapitolando, ci sono due importanti distinzioni da fare, tra i termini Hàdès e Ghèenna, e tra i termini Paradiso e Cielo. Hàdès è il luogo di tormento e di dolori per gli increduli, che non si sono ravveduti, ma hanno rifiutato Cristo. Mentre Ghèenna è, come precedentemente affermato, l’inferno degli ultimi tempi, cioè il luogo di punizione finale. Il Paradiso, invece, è il luogo di riposo e beatitudine per i morti in Cristo, per le anime che hanno avuto fede nel Signore. Mentre il Cielo è la destinazione definitiva. Seguendo l’insegnamento del Nuovo Testamento, possiamo allontanare la nostra mente dalle visioni fantastiche che le tradizioni popolari danno sull’inferno, sapendo esattamente di cosa stiamo parlando.

Molti cristiani considerano questi discorsi poco gradevoli, perché non riescono a conciliare il messaggio di un Dio d’amore, buono e misericordioso, con il messaggio delle pene eterne. Amore divino non è sinonimo di impoverimento e offuscamento del significato del sacrificio di Gesù sulla croce. Dio è, e resta, un Dio giusto e imparziale. La sua imparzialità si concretizza proprio nel giudizio finale a cui nessuno potrà scampare, sia esso positivo o negativo. Nei Vangeli, Gesù lo afferma in modo chiaro: “Ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti” (Matteo 8:12).
Accettare o rifiutare, in questa vita terrena, Gesù e il suo sacrificio, ha conseguenze eterne.

Che il nostro Dio ci aiuti ad avere chiaro il significato della Sua Parola, per essere consapevoli di dove stiamo andando, di quale è la giusta direzione da prendere per poter godere dell’eternità, insieme al Signore e a tutti i  suoi santi.
Dio ci benedica.

Pastore Antonio Romeo

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