Giovedì 11 Novembre 2010 08:03

Jonathan Edwards (Parte II)

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1. Una nuova percezione delle cose

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, tutte le cose sono diventate nuove. (2Corinizi 5.17)

Il punto da cui partire nell’analisi della consacrazione della vita di un uomo, è certamente la sua conversione, o meglio dire, nuova nascita. Jonathan Edwards fece questa esperienza all’età di diciotto anni, subito dopo aver terminato il college. Egli definisce la sua conversione come “una nuova percezione delle cose”; per anni aveva letto la Bibbia, sentito parlare di Dio e pregato, ma nonostante ciò, non era ancora “nato dall’alto”. La rigida educazione, le sante abitudini e le sue buone attitudini non potevano cambiarlo, né tanto meno salvarlo, ciò di cui aveva bisogno era un tocco divino.
Voglio riportare le sue parole che descrivono quel momento:

“Ricordo la prima volta che assaporai quella sorta d’intimo e soave diletto in Dio e nelle cose divine, che d’allora sperimento intensamente; fu leggendo queste parole: “Al Re eterno, immortale, invisibile, all’unico Dio, siano onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen” (1 Timoteo 1.17). Mentre leggevo queste parole, una percezione della gloria dell’Essere Divino entrò nella mia anima ed era come se la pervadesse tutta; si trattava d’una percezione nuova, del tutto differente d’ogni altra che avessi mai esperimentata prima d’allora. Mai nessuna parola della Scrittura m’era sembrata come queste. [...] Mi rivolsi a Dio pregandolo di poter gioire in lui e pregavo in un modo del tutto differente da come ero solito fare, con un nuovo genere d’impulso. [...]
Da allora cominciai ad avere un nuovo genere di percezioni e di concezioni su Cristo, sull’opera della redenzione e sul modo glorioso d’esser da lui salvati. Talvolta si diffondeva nel mio cuore un’intima e soave percezione di queste cose, la cui mirabile visione e contemplazione rapivano l’anima mia.”¹

Ciò che avvenne nella vita di Edwards, non fu una scelta risoluta o un cambiamento nel suo modo di pensare, ma una trasformazione della sua stessa natura, una vera e propria rigenerazione. Adesso egli era davvero una nuova creatura, era cambiato perfino il modo in cui vedeva il mondo e tutto ciò che lo circondava.

“L’aspetto d’ogni cosa pareva mutato. Sembrava come se vi fosse in un ogni cosa una patina di serenità e di dolcezza, come un alone di gloria divina pressoché in tutte le cose. L’eccellenza di Dio, la sua sapienza, la sua purezza ed il suo amore sembravano manifestarsi in ogni cosa: nel sole. nella luna e nelle stelle; nelle nubi e nel cielo azzurro; nel prato , nei fiori, negli alberi; nell’acqua ed in tutta la natura, che solitamente incantava il mio intelletto. Ero solito sedermi spesso a contemplare la luna, fissandola di continuo. Di giorno passavo molto tempo ad osservare le nuvole ed il cielo per scorgervi la soave gloria di Dio, mentre al contempo decantavo con voce sommessa le mie contemplazioni del Creatore e del Redentore. Quasi nessuna di tutte le opere della natura m’era soave come il tuono ed il lampo: prima nulla mi sarebbe parso più terrificante. In precedenza, di solito, ero eccessivamente terrorizzato dal tuono ed ero atterrito quando vedevo scatenarsi un temporale. Ma ora, al contrario, questo mi rallegrava. Percepivo Dio, per così dire, sin dalle prime avvisaglie d’un temporale e presi l’abitudine di cogliere l’opportunità di raccogliermi a volte, per contemplare le nuvole e vedere sfavillare i fulmini, per ascoltare l’angusta e tremenda voce del tuono di Dio, la quale spesse volte riusciva sommamente divertente e mi suggeriva soavi contemplazioni sul mio grande e glorioso Dio. Mentre me ne stavo così meditabondo, mi sembrava sempre naturale cantare o salmodiare a motivo delle mie meditazioni, oppure drammatizzare in soliloqui i miei pensieri con voce cantilenante.” ²

Adesso aveva un senso di Dio e delle cose spirituali completamente nuovo, e fu proprio la sua nuova natura spirituale ad aprirgli gli occhi sulle grandi cose di Dio (1 Corinzi 2:14-15).

“Le delizie che ora assaporavo in quelle cose della religione erano di un tipo radicalmente diverso da quelle in precedenza, di quando ero ragazzo, poiché a quei tempi non ne avevo maggior sentore di quanto un cieco ne abbia degli incantevoli e splendidi colori. Queste erano di una natura più intima, pura, refrigerante e che ravviva l’anima. I diletti provati in precedenza non avevano mai raggiunto il cuore e non sgorgavano dalla visione dell’eccellenza divina delle cose di Dio, tantomeno v’era in assi alcun gusto della soddisfazione dell’anima e dei beni datori di vita.” ³

2. L’arte della contemplazione e della meditazione.

Abbiate in mente le cose di lassù (Colossesi 3.2)

Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. (Filippesi 4.8)

Questa nuova percezione delle cose portò Edwards a vivere una vita di contemplazione e meditazione. Uno dei 70 proponimenti che scrisse all’età di 20 anni, lo testimonia.

“Mi propongo di non dare spazio alla più piccola distrazione che deconcentri e rilassi la mia mente dall’essere pienamente fissata sulla vera religione, qualunque scusa possa avere per farlo.”

Queste, non furono soltanto parole di un giovane entusiasta ripieno di zelo, ma di chi davvero visse seguendo questo proponimento; dieci anni più tardi, quando era ormai un ministro di Dio e trascorreva tredici ore al giorno nel suo studio per pregare, studiare la Parola di Dio e meditare, scrisse:

“Quando il mio cuore è ben disposto verso la meditazione della Scrittura, alla contemplazione della verità e di qualsiasi realtà spirituale, ritengo che di norma sia meglio evitare di cenare al fine di non essere interrotto.”

Jonathan Edwards comprese davvero l’importanza della meditazione e della contemplazione, scoprendone allo stesso tempo la meravigliosa bellezza.

Dedicava una parte delle sue giornate, oltre alla preghiera e allo studio della Bibbia, a quest’esercizio che oggi sembra del tutto dimenticato.
Così descrive uno di quei momenti:

“Uscivo fuori, in un luogo appartato, nei pascoli che appartenevano a mio padre, per potermi raccogliere in contemplazione.
Il mio intelletto era intensamente assorto nelle cose divine ed era quasi permanentemente nella loro contemplazione. Anno dopo anno passai gran parte del mio tempo a pensare alla cose divine, passeggiando spesso solingo nei boschi e nei luoghi romiti, per meditare, parlare con me stesso, pregare e conversare con Dio. Ed era mia abitudine, talora, cantare le mie meditazioni. Ero quasi costantemente in preghiera giaculatoria, ovunque mi trovassi. Pregare mi sembrava così naturale, come il respiro che adesso alimentava gli intimi fervori del mio cuore.”

Questa è una delle caratteristiche che amo di più di Edwards e, a mio parere, fu tra quelle che maggiormente gli giovarono. Proprio il contemplare e meditare costantemente le cose di Dio formò la sua visione teocentrica di tutte le cose, una visione data da Dio, centrata su Dio, satura di Dio.

3. Determinarsi ed esaminarsi.

Ora, chiunque compete nelle gare si auto-controlla in ogni cosa; e quei tali fanno ciò per ricevere una corona corruttibile, ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile. Io dunque corro, ma non in modo incerto; così combatto, ma non come battendo l’aria; anzi disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato. (1 corinzi 9:25-27)

Jonathan Edwards visse fin dai primi anni della conversione una vita disciplinata, scegliendo in cuor suo di determinarsi per Dio in ogni parte della sua vita, e di esaminare costantemente lo stato della sua anima. Tra i diciannove e i venti anni scrisse settanta proponimenti, ⁷ che rileggeva ogni settimana.
Egli rifletteva molto su come vivere la sua vita, usando come metro di giudizio non ciò che gli arrecasse piacere, o che fosse più conveniente per la sua famiglia, o quant’ altro, ma si misurava direttamente con Dio e l’eternità:

“Mi propongo di vivere sempre secondo il modo in cui giudico sia meglio quando il mio spirito è più devoto ed ho una visione più chiara delle cose del Vangelo e del mondo a venire.
Mi propongo di non agire mai, da ora finché morrò, come se appartenessi a me stesso, ma riconoscendo che sono completamente ed assolutamente di Dio.
Mi propongo che nessun altro fine che non sia spirituale influenzi le mie azioni e che nessuna di esse si muova, in qualsiasi circostanza, in una direzione diversa da quella indicata da tale fine.
Mi propongo di fare ogni sforzo per agire come farei se avessi già visto la felicità del cielo e i tormenti dell’inferno.
Mi propongo di non fare mai, ne con l’anima ne con il corpo alcuna cosa che non promuova la gloria di Dio. Se sarà in mio potere farlo, mi propongo di non offendere mai la gloria di Dio, ne di tollerare mai cose che lo facciano.
Mi propongo, quando ho qualche dolore, di pensare alle sofferenze dei martiri e dell’inferno.”

Egli si esaminava costantemente e diligentemente, al fine di controllare il proprio progresso spirituale, i suoi sentimenti e le motivazioni che lo animavano, per poi correggere tutto ciò che lo potesse allontanare da Dio:

“Mi propongo di esaminarmi attentamente e costantemente per scoprire cosa in me susciti il minimo dubbio sull’amore di Dio, al fine di concentrare tutte le mie energie per combatterlo.
Quando dubito di avere fatto il mio dovere e la mie quiete e calma sono disturbate, mi propongo di analizzare la situazione annotando altresì il modo in cui ho risolto tale dubbio.
Mi propongo di chiedermi ogni sera, prima di andare a letto, dove sia stato negligente, quali peccati abbia commesso e in cosa abbia rinunciato a me stesso. Mi propongo di fare lo stesso anche alla fine d’ogni settimana, mese e anno.
Mi propongo di osservare costantemente, con la massima delicatezza e diligenza e con la più rigida osservazione, lo stato della mia anima, per vedere se ho un vero interesse in Cristo, affinché, quando sarò vicino alla morte, non debba pentirmi della mia negligenza per non averlo fatto.”

I proponimenti analizzati fin ora, possono sembrare astratti o comunque non molto pratici; in realtà Edwards cercò di disciplinare ogni parte della sua vita, al fine di vivere in modo degno la sua chiamata, come si addice ai figli del Dio vivente.

“Mi propongo di cercare e trovare delle opportunità per fare del bene ed essere generoso.
Mi propongo di non agire mai per vendetta.
Mi propongo di non dire mai male di nessuno per cercare di disonorarlo, poco o molto, per nessuna ragione salvo che per fargli veramente del bene.
Mi propongo di avere la più rigida temperanza nel mangiare e nel bere.
Nel narrare i fatti, mi propongo di non dire altro che la pura e semplice verità.
Mi propongo di non pronunciare alcunché di superficiale o che susciti giocondità nel giorno del Signore.
Mi propongo d’impegnarmi al massimo per mortificare tutto ciò che è contrario ad una disposizione d’animo che sia nobile, dolce e benigna in ogni cosa, serena, pacifica, compassionevole e generosa, umile e mite, sottomessa e servizievole, diligente e industriosa, caritatevole e paziente, moderata, pronta a perdonare e sincera. Mi propongo di fare sempre le cose che tale atteggiamento interiore m’induce a compiere e alla fine d’ogni settimana, di esaminare rigorosamente se ho fatto così.
Mi propongo, ogniqualvolta avverto nell’anima i “sospiri ineffabili” di cui parla l’apostolo e “il desiderio che consuma l’anima” di cui parla il Salmista nel salmo 119.20, di fare tutto ciò che è in mio potere per alimentarli e di non stancarmi, impegnandomi con zelo per incoraggiare questi desideri, ripetendo tali sforzi.
Mi propongo di non arrendermi mai, né di diminuire i miei sforzi nel lottare contro la mia corruzione, anche se dovessi fallire spesso.”

Leggendo queste parole, forse molti penseranno di Edwards come un puro legalista, un cristiano bigotto o triste che non aveva compreso la grazia di Dio; piuttosto credo che furono il frutto dell’opera dello Spirito Santo in lui e del suo amore per Dio e per la Sua santità. Certamente questo standard di vita non gli fu mai di peso, ma bensì un’occasione per piacere al suo Dio, dimostrandogli il proprio amore. Sono proponimenti che dimostrano chiaramente le sue priorità, e come egli vivesse la vita presente  per compiacere e glorificare il suo Dio, in prospettiva di quella futura, da vero atleta di Cristo, disciplinando se stesso al fine di ottenere la corona incorruttibile.

I tre aspetti esaminati, per lui furono senz’altro un efficace antidoto contro la superficialità e credo che lo siano tutt’oggi, oltre che estremamente necessari per le nostre vite.

¹ I.Murray, Jonhatan Edwards p. 71-72
² Ibid., p. 73
³ Ibid., p. 73-74
Jonathan Edwards, Lampade Ardenti e Splendenti, p. 67
Ibid., p.91
I.Murray, Jonhatan Edwards p. 72
Il testo completo dei proponimenti è disponibile nel libro “Jonathan Edwards, Lampade Ardenti e Splendenti”.

Davide Varchetta

Ultima modifica Lunedì 15 Novembre 2010 08:44