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Mercoledì 03 Novembre 2010 04:21

La preghiera

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"Giunga la mia preghiera davanti a te come l’incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera " Salmo 141:2.

In tutta la scrittura l’incenso é il simbolo della preghiera.
In Levitico leggiamo che Dio comandava che nel Tempio si lasciasse bruciare l’incenso sui carboni accesi dell’altare dei sacrifici, situato all’interno del cortile. Il sacerdote officiante, dopo l’offerta, prendeva i carboni accesi dalla brace dell'altare nel santuario, e lo deponeva nel luogo Santissimo, restando così con le mani ripiene d'incenso. ”Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi tolti dall'altare davanti all’Eterno e avrà le sue mani piene di incenso profumato in polvere, e porterà ogni cosa di là dal velo. Metterà l'incenso sul fuoco davanti all'Eterno, perché la nuvola dell'incenso copra il propiziatorio che é sulla testimonianza; così egli non morirà”. Levitico 16:12,13.
Questa è l’insistente preghiera del giusto fatta con efficacia!
Dio risponde alle vostre preghiere?
Sappiate che il carattere è il potere della preghiera.
Se vogliamo che la nostra preghiera sia efficace dobbiamo assimilare il carattere di Cristo. Non è semplice offrire preghiere nel nome di Cristo, perché esse richiedono un atteggiamento vigile a disciplinato, nel quale bisogna escludere la propria volontà e ogni forma di egoismo.
Questo spiega perché il più delle volte si ascoltano preghiere fredde e prive di quel fervore spirituale che ogni preghiera invece richiede. Ricordate che prima che la nube dell’incenso saliva, il fuoco doveva essere già acceso!
È la brace accesa che portava la nube al cielo. Notiamo che il fuoco proveniva dall'altare dei sacrifici.
La ragione per la quale i nostri cuori e le nostre preghiere sono così freddi, senza vita, e non salgono più in alto delle nostre teste, è perché non sono passate per l’altare dei sacrifici, perché a volte ci rifiutiamo di morire.
Ci sono innumerevoli chiamate per noi a vivere una vita più costante, più profonda con il Signore. Questo però significa rinunciare alla nostra volontà abbandonare i nostri desideri, i nostri gusti, le nostre ambizioni e le nostre aspirazioni. Il più delle volte però ci rifiutiamo di farlo e preferiamo rimanere fuori dall'altare dei sacrifici, per affermare o riaffermare la nostra vita. Facendo questo non solo rifiutiamo di rimanere sulla croce, ma affliggiamo anche lo spirito di preghiera.
Cristo si alzava presto e andava sul monte per pregare, Gesù ha spesso trascorso intere notti in preghiera.
Perciò chiediamo al Signore, come i discepoli, “Signore insegnaci a pregare" con più fuoco, con più forza, con più fede, con più audacia, con più efficacia.
Solo così la nostra preghiera salirà al trono della grazia, come l’incenso, e un turbine di grazia scenderà sulla chiesa.

 

 

Pastore Antonio Romeo

Ultima modifica Mercoledì 03 Novembre 2010 09:20
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