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Mercoledì 17 Aprile 2013 16:16

Gioia completa

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La vite e i tralci
“Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.
Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore. Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa”  Giovanni 15:1-11.

La nostra gioia è nel Signore; essa è la nostra forza. Ma abbiamo ben compreso cosa significhi gioire nel Signore e gioire costantemente in Dio? Nel verso 11 Gesù dice: “Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa”. Per dare una risposta alla prima domanda dobbiamo innanzitutto comprendere quali sono “queste cose” che Gesù ha detto. Qui Cristo non parla alle pecore perdute, ma si rivolge in modo specifico agli apostoli, a coloro cioè che hanno sperimentato nella loro vita la misericordia e la grazia di Dio.
La prima parte, che va dal verso 1 al verso 4, principia così: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo”, definendo il rapporto tra il Padre e il Figlio, mentre la seconda parte, dal verso 5 al verso 7, che dice: “Io sono la vite, voi siete i tralci”, va a definire il rapporto che intercorre tra la vite e i tralci.
C’è una prima cosa importante da comprendere: prima di riuscire a gioire completamente e pienamente nel Signore ci deve essere un ordine spirituale nella nostra mente e nel nostro cuore. Noi viviamo in un mondo di confusione morale, politica e sociale che conduce l’uomo verso uno stato di anarchia, in cui il capo diventa l’Io e gli altri sono nessuno. Ma nel momento in cui si sperimenta la grazia di Dio, il primo lavoro che bisogna permettere di fare allo Spirito Santo è proprio di mettere ordine! La prospettiva deve cambiare: non è più Io ma Dio! Un ordine spirituale che vede il Padre glorificato nel Figlio, il Figlio glorificato nel Padre e noi, attraverso l’opera dello Spirito Santo, glorificati nel Padre attraverso il Figlio.
L’ulteriore passo da fare è spiegato nel verso 2 e nella seconda parte del verso 5: “Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla”.
Non dobbiamo vivere di ricordi né sentirci appagati del nostro cammino spirituale, ma pretendere sempre di più da noi stessi e da Dio. Ovviamente le nostre pretese devono essere spirituali e ciò vuole dire andare di valore in valore, di grazia in grazia, di gloria in gloria, cioè progredire sempre di più nel cammino della santificazione.
Nella Chiesa odierna ci sono molti tralci ma pochi portano veramente frutto, molti dimorano in Gesù ma Egli non dimora in loro. Questa è una realtà veramente tragica,  poiché ci fa vivere da illusi e soprattutto da miserabili che arrancano ogni giorno nel cammino posto davanti. Camminiamo nelle vie di Dio zoppicando; Egli non ci dice di zoppicare ma di correre verso la meta ponendo lo sguardo su Gesù. Per cui bisogna assicurarsi che non solo noi dimoriamo in Lui ma anche che Cristo Gesù dimori in noi, altrimenti sarà solamente un monologo fatto di pianti e lamenti verso Dio, senza silenzi, silenzi che nella vita spirituale sono fondamentali per imparare ad ascoltare la voce del Padre.
Ora c’è bisogno di rispondere all’altra domanda: come faremo a gioire  costantemente nel nostro Signore? Gioia spirituale non significa felicità e soprattutto non dipende dalle circostanze.
Per dare una risposta semplice e concreta basta fare un semplice parallelo con quanto Gesù afferma nella parabola del seminatore.
Ci sono quattro tipi di terreno:
seme che cade lungo la strada; gli uccelli arrivano e mangiano i semi;
suolo roccioso senza terreno;
suolo con spine;
buona terra.
Noi sappiamo che il Vangelo è la Buona notizia, ed una buona notizia, per definizione, porta gioia nel cuore di colui che la riceve. Qualsiasi cosa accada la Parola di Dio produrrà sempre un effetto nei cuori delle persone. Ci sono coloro che la odono solamente (il primo terreno) senza riceverla perché sono preda di Satana, il quale ruba i semi prima che questi portino frutto. E poi ci sono coloro che odono e ricevono con gioia la Parola di Dio (il secondo terreno). Perciò udire e ricevere producono gioia! Ma cosa accade? La tribolazione per alcuni, gli impegni mondani, l’inganno delle ricchezze e l’avidità per altri, soffocano la pianta così che essa muore!
Questo annuncio ha prodotto gioia, ma perché essa non è durata? In realtà tutto comincia con le cose lecite! Impegni, lavoro e occupazioni ci rubano ogni giorno del nostro tempo con il Signore, tempo dedito alla preghiera e alla lettura. Ed ecco che Satana comincia a intravedere qualche breccia aperta e ad imbandire le sue “tavole diaboliche”. Abbandonata la “stanzetta di preghiera”, siamo in preda alla confusione e cominciamo a confondere la tentazione con la benedizione. Crediamo di dimorare in Cristo ma Egli in realtà non dimora in noi; così non riusciamo più ad essere gioiosi in Dio. Siamo sempre preoccupati, ansiosi e timorosi; questo accade perché non ci stiamo muovendo più con l’approvazione di Dio e quando non c’è la Sua approvazione non c’è gioia!
Per coloro che ancora non hanno sperimentato la grazia di Dio nella loro vita la domanda da porsi è: che tipo di terreno sono? Ho udito la Parola, la riceverò con gioia, ma dopo questo le farò portare frutto nella mia vita o mi farò attrarre nuovamente dalle cose di questa vita?
Per quelli che invece non riescono più a vivere il loro cammino con Gesù in modo gioioso la domanda è la seguente: un giorno udii la Parola, questa ha portato gioia nel mio cuore, ma adesso cosa sta succedendo alla mia vita? Perché non riesco a gioire completamente e pienamente in Gesù? La risposta è semplice: circostanze (tribolazioni), impegni, ricchezze, avidità creano un muro alla vera gioia.
Abbiamo due possibilità davanti a noi: correre davanti al Trono della Grazia di Dio e in modo serio chiedere il Suo aiuto, oppure essere come coloro che, udita la Parola  poi non portano frutto. Ricordiamo sempre: ciò che produce gioia nei nostri cuori è portare un frutto spirituale duraturo!

Ultima modifica Mercoledì 17 Aprile 2013 16:41

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