Sabato, Novembre 18, 2017
Blog Una cosa nuova
Sabato 02 Febbraio 2013 19:00

Una cosa nuova

Valuta questo articolo
(2 voti)

“Non ricordate più le cose passate, non considerate più le cose antiche: ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare; non la riconoscerete? Sì, io aprirò una strada nel deserto, farò scorrere dei fiumi nella steppa. Le bestie dei campi, gli sciacalli e gli struzzi mi glorificheranno, perché avrò dato l'acqua al deserto, fiumi alla steppa, per dar da bere al mio popolo, al mio eletto. Il popolo che mi sono formato proclamerà le mie lodi” Isaia 43:18-21.
Il testo che abbiamo appena letto è tratto dal libro del profeta Isaia, il maggiore nonché il primo libro profetico, scritto dallo stesso nel 700 a.C circa, e ricopre un periodo di tempo di quasi 200 anni, ecco perché alcuni credono che non sia stato il solo Isaia a scriverlo. Da molti studiosi definito il “quinto vangelo”, da altri ancora come la sintesi per eccellenza di tutta la Bibbia in virtù della sua composizione (66 capitoli come 66 sono i libri della Bibbia, divisi teologicamente in 39 capitoli legati al vecchio patto proprio come 39 sono i libri dell’Antico Testamento, e 27 capitoli legati alla realtà del nuovo patto come 27 sono i libri del Nuovo Testamento. E’ dal capitolo 40 che infatti si parla in chiave profetica di Gesù). Il nome Isaia significa YHWH E’ SALVEZZA, e non a caso l’autore descrive i fatti accaduti in un periodo in cui sul popolo incombe un’oppressione politica, sociale e culturale, per cui c’è un bisogno urgente di salvezza da parte di Dio.

Ricordiamo che questi sono gli anni della deportazione assira del Regno del Nord di Israele, e di quella babilonese del Regno del Sud. Ma nel corso dei secoli Dio si è sempre riservato un residuo santo con il quale intessere una relazione, ed è al residuo santo di Israele che Dio nei versi succitati parla e rivolge questa gloriosa esortazione e promessa che vogliamo fare anche nostra: Egli farà qualcosa di nuovo. Quali sono i presupposti che permettono a Dio di operare in un modo nuovo? Analizziamo i versi:
verso 18: dimenticare le cose passate. Attenzione non rinnegare. Il passato che abbiamo vissuto, soprattutto quello con il Signore, non va rinnegato, ma non possiamo farci frenare da esso. Il passato infatti, sia esso bello o brutto, può ostacolarci. Con ambizione spirituale, guardiamo al futuro credendo che ciò che Dio potrà fare è ancora più glorioso di ciò che ha compiuto in passato;
verso 19: è il cuore del messaggio. Preannuncia la venuta del Messia. La domanda posta in questo versetto fa riflettere. Il Signore chiede: “Non la riconoscerete?” Questo interrogativo mette in allerta perché presuppone che esista da parte nostra il pericolo di non riconoscere la cosa nuova che Dio vuole fare in mezzo a noi. Questa domanda si è poi tramutata in una triste realtà per il popolo di Dio, infatti Israele non ha riconosciuto la volontà del Signore, ovvero la venuta del Messia, l’ha infatti rinnegato e tutt’ora lo sta ancora aspettando. Siamo bravi vero a condannare l’attitudine dei farisei e dei giudei che ostacolavano Gesù nel Suo ministero? Possiamo anche noi cadere nello stesso errore quando testardi rimaniamo nelle nostre posizioni, per abitudine e per tradizione. Che sia scampato questo errore! Che il nostro spirito possa essere sempre ben attento a comprendere quello che di nuovo Dio vuole fare nel nostro mezzo e nelle nostre vite. E’ possibile che in questi anni si sia formato il deserto in noi ed intorno a noi (verso 19b), ma Dio è disposto ad irrigare nuovamente la terra arida. Forse l’aridità che viviamo è frutto dei nostri errori e dei nostri peccati. La parola ai versi 22, 23 e 24, rivolta al popolo, ha un comune denominatore, il pronome Tu: Dio mette in luce gli errori/peccati di omissione del popolo, ripetendo per bene tre volte “non hai”. Per realizzare la cosa nuova che Dio vuole fare dobbiamo spostare il nostro sguardo dai nostri errori/peccati e riporlo sul Padre. Il verso 25 si apre ora con un pronome diverso, un IO meraviglioso, l’IO di Dio. Egli cancella i nostri peccati e le nostre trasgressioni. Mi domando perché Egli ha una così grande predisposizione verso di noi. La risposta è al verso 4 dello stesso capitolo: “Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo, io do degli uomini al tuo posto, e dei popoli in cambio della tua vita”. Da parte nostra però dobbiamo essere disposti ad abbandonare completamente e definitivamente il peccato e capire ciò che siamo chiamati a fare. Dio ama e desidera vedere noi collaborare insieme a Lui in un rapporto di amorevole relazione e cooperazione! A tal proposito possiamo trovare quattro esortazioni specifiche che l’Eterno rivolge al popolo di Israele, ricordando che come credenti, figli di Dio, anche su di noi ricade una grande responsabilità:
verso 8: esortazione all’azione. Dobbiamo essere attivi e non pigri né praticamente né spiritualmente, anche se la nostra condizione è di sofferenza (forse pratica o forse spirituale), non rimanere nel lamento ma agire benché senza forze in virtù di Colui che ci sostiene, cioè Dio;
verso 9A: esortazione all’unità. L’unità è fondamentale perché ci rende più forti; dobbiamo sentirci una cosa sola, un unico corpo con un un’unica mente ed un unico spirito;
verso 9B esortazione a restaurare il diritto, ossia la legge di Dio che è la Sua completa Parola. Questa è quindi una chiamata a restaurare una lettura e una meditazione quotidiana della Parola di Dio affinché la stessa ci caratterizzi in ogni scelta della nostra vita;
verso 10: esortazione ad avere consapevolezza di chi siamo in Dio. Noi siamo i testimoni dell’Iddio vivente. Siamo coloro che in virtù dell’esperienza fatta possiamo andare per le strade della nostra città e rendere testimonianza alle genti del Signore grande che abbiamo conosciuto.

Altro in questa categoria: « Salmo 13 Una svolta personale »

Seguici sui social

facebookinstagram

Cerca

Articoli per data

« Novembre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30