Sabato 02 Febbraio 2013 18:39

Salmo 13

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Preghiera fiduciosa durante l'afflizione. Al direttore del coro. 
Salmo di Davide.

“Fino a quando, o SIGNORE, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando avrò l'ansia nell'anima e l'affanno nel cuore tutto il giorno? Fino a quando s'innalzerà il nemico su di me? Guarda, rispondimi, o SIGNORE, mio Dio! Illumina i miei occhi perché io non m'addormenti del sonno della morte, affinché il mio nemico non dica: «L'ho vinto!» e non esultino i miei avversari se io vacillo. Quanto a me, io confido nella tua bontà; il mio cuore gioirà per la tua salvezza; io canterò al SIGNORE perché m'ha fatto del bene”   Salmo 13.

Gesù è il principio e la fine di ogni cosa e siamo certi che Egli rimarrà al nostro fianco tutti i giorni della nostra vita. Dio non abbandona mai i Suoi figli. Ma siamo veramente sicuri di quanto appena detto? Il Salmista dà una risposta in merito: “Poiché il SIGNORE ama la giustizia e non abbandona i suoi santi; essi sono conservati in eterno; ma la discendenza degli empi sarà sterminata” Salmo 37:28. In questo verso esiste una condizione: Dio non abbandona quei santi resi giusti davanti ai Suoi occhi. Per le proprie opere nessuno di noi può ritenersi tale, poiché come è scritto in Isaia 64:6 la nostra giustizia è come un abito sporco davanti a Dio. Se credi di poter “acquistare punti per il cielo” per mezzo delle tue opere, sappi che sei fuori strada. È la grazia attraverso il sangue di Cristo che fa la differenza, difatti in 1 Corinzi 1:30 l’apostolo Paolo afferma: “Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione”. Ma voglio dare una risposta ancora più esauriente. Il Salmo che abbiamo appena letto non fornisce dettagli circa la situazione difficile che Davide stava vivendo, ma certamente ciò che stava affrontando procurava un dolore così veemente all’anima sua da sentirsi straziato e afflitto, quasi abbandonato. Nel primo verso il Salmista usa due verbi molto forti ma diversi nel loro significato, ovvero dimenticarsi e nascondersi. Egli non riusciva a comprendere se il Signore l’avesse dimenticato o si stesse nascondendo da lui. Durante le stagioni buie della vita l’opera principale del nemico è creare smarrimento. Una confusione che può essere mentale, psicologica, spirituale, sentimentale, e che può derivare dalle più svariate circostanze. Perciò la prima domanda introspettiva da porsi nel bel mezzo delle difficoltà è: sono semplicemente in un momento di confusione o sono stato abbandonato dal mio Dio? Sono due situazioni completamente diverse! Quando poi il nemico mette in atto la sua strategia preferita, cioè farci sentire come se fossimo stati lasciati soli dal Padre, ecco che entra in gioco una sorta di istinto di sopravvivenza spirituale. Davide non sentiva più la presenza del Signore nella sua vita, una sofferenza profonda che non era in grado più di sostenere. Dal primo al secondo verso notiamo come, da che la sua attenzione era rivolta a Dio, ora egli si concentra su sé stesso e sul suo modo di affrontare la difficoltà. Quante volte commettiamo lo stesso errore quando focalizziamo i nostri occhi, un tempo rivolti verso il cielo, sul mare in tempesta intorno a noi? Su chi poniamo lo sguardo? Su noi stessi, sul problema, sul nemico o su Dio? La parola “Dio” non era più sulle labbra del Salmista, ed è proprio la tendenza e il pericolo in cui si incorre quando ci si sente trascurati dal Signore. Quello che prima era Dio ora è divenuto “io”! La Nuova Riveduta traduce il verso due in questo modo: “Fino a quando avrò l'ansia nell'anima e l'affanno nel cuore tutto il giorno?”. La Nuova Diodati invece usa un termine più appropriato: “Fino a quando farò deliberazioni nella mia anima e avrò afflizione nel mio cuore tutto il giorno?”. Una deliberazione è una decisione, una risoluzione, un provvedimento. Possiamo tradurlo in questo modo: “Fino a quando prenderò delle decisioni nella mia anima e avrò poi afflizione nel mio cuore tutto il giorno?”. Quando Gesù non è più il cardine e il fulcro della nostra esistenza, l’angoscia, l’ansia, gli affanni e le afflizioni pesano come un macigno sul cuore perché permettiamo alla nostra volontà di prendere delle decisioni e scegliere la strada da percorrere. E cosa avviene poi? “Avrò afflizione nel mio cuore tutto il giorno”.
Non solo Dio non è più sulle sue labbra, non solo al posto di Dio ora c’è “l’io”, non solo il suo cuore è angosciato tutto il giorno, ma ora l’attenzione di Davide è concentrata solamente sul nemico! Attribuire all’avversario più importanza di quella che in realtà dovrebbe avere è uno degli errori più gravi che possiamo commettere. Certamente non dobbiamo cadere nell’inganno di credere che satana non esista: egli è reale, il male esiste. Ma noi confidiamo in un Sommo Bene che ha vinto il male, Gesù ha versato il Suo sangue sulla croce per spezzare le catene della malvagità. Allora ecco perché l’attitudine del Salmista al verso tre cambia radicalmente; nella prova e nella tempesta anche il nostro comportamento deve assolutamente cambiare. Dalla disperazione dei versi iniziali si passa al desiderio. Chi ha veramente sperimentato l’amore di Dio, ancor di più quando è nel bel mezzo della distretta, deve bramare incessantemente la presenza di Cristo nella propria vita. Di recente ho letto un libro in cui vi era un capitolo intitolato “Non lasciarti andare ma continua ad agire” ed esordiva con queste parole: “Aspettare il Signore in un periodo di buio spirituale non dovrebbe significare inattività. Dovremmo continuare a fare ciò che possiamo. Infatti spesso è proprio il fare che diventa il rimedio di Dio per la disperazione”.
Nelle parole “illumina i miei occhi…affinché non mi addormenti” c’è il cambiamento reale. Il Salmista prende consapevolezza di quale sia il vero pericolo: né satana, né i demoni, né la circostanza ostile, ma è l’ozio, il pane della pigrizia. Davide non chiede di essere liberato dall’angoscia, anche se implicitamente è quello che vuole, ma il suo desiderio più grande è che Dio illumini i suoi occhi e la sua mente affinché Egli gli conceda discernimento e saggezza per emergere da una crisi spirituale così profonda. Ci sono momenti in cui la grazia di Dio e la nostra determinazione devono incontrarsi per poter raggiungere determinati traguardi. A volte Dio apre delle strade per trarci fuori da circostanze gravose, ci istruisce sulla via da seguire, ma trascorriamo così tanto tempo a lamentarci da non vedere che nel contempo Egli ha aperto una via nel deserto, e dimentichiamo quanto sia importante anche la nostra determinazione e volontà. Perché Dio dovrebbe liberarci? Perché noi siamo la preda più ambita dal nostro nemico e, come avvenne per Giobbe, spesso il Signore concede a satana una certa libertà (come accadde anche agli apostoli quando il nemico chiese di vagliarli). Ma tra le tante motivazioni questa deve essere la più importante: il nemico non può averla vinta sulla nostra vita, non deve rallegrarsi quando i figli di Dio vacillano! Quando le nuvole oscurano il sole la giusta attitudine di un figlio di Dio deve essere la confidanza nella benignità del Signore e la speranza che Egli non lascerà mai solo colui che confida nel Suo Nome. Noi esulteremo nella Sua liberazione e continueremo a innalzare lodi all’Eterno perché Egli ci ha trattati e continuerà a farlo con grande magnanimità.