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Blog Il Combattimento del Cristiano
Martedì 18 Dicembre 2012 19:56

Il Combattimento del Cristiano

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“Del resto, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza. Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate star saldi contro le inside del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio, e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere.  State dunque saldi: prendete la verità per cintura dei vostri fianchi; rivestitevi della corazza della giustizia; mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace; prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno. Prendete anche l'elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio; pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza. Pregate per tutti i santi,  e anche per me, affinché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero del vangelo, per il quale sono ambasciatore in catene, perché lo annunci francamente, come convene che ne parli” Efesini 6:10-20.

 

La lettera agli Efesini dedica tutto il capitolo sei al tema del combattimento cristiano. Per ben due volte Paolo ripete: “rivestitevi della completa armatura”. Ma da quali armi è composta questa armatura? In ordine progressivo l’apostolo cita: la verità come cintura dei fianchi, la corazza della giustizia, lo zelo come calzari, lo scudo della fede, l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito. Ben tre di queste hanno caratterizzato lo stesso Gesù: “egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, si è messo in capo l'elmo della salvezza, ha indossato gli abiti della vendetta, si è avvolto di gelosia come in un mantello” Isaia 59:17; “La giustizia sarà la cintura delle sue reni, e la fedeltà la cintura dei suoi fianchi” Isaia 11:5. Anche il Figlio di Dio, venuto su questa terra come vero uomo, ha indossato l’armatura per poter combattere le nostre stesse battaglie. Un’arma molto importante menzionata dall’apostolo Paolo, ma non collegata a nessuna parte del corpo, è la preghiera. Essa deve permeare ogni parte di noi. Spesso riusciamo a capire l’importanza del combattimento e la necessità di prepararci ad esso. Ma è altrettanto importante comprendere il modo giusto di affrontarlo. Incoraggiati da altri oppure condotti dai nostri ragionamenti, lottiamo con un’armatura carnale, fatta di pensieri e idee. Da un punto di vista umano, non c’era cosa più ovvia che per un giovanetto come Davide di affrontare il gigante Goliath con la pesante armatura del re Saul. Se Davide avesse combattuto Goliath con le armi del re avrebbe subito una dura sconfitta, o probabilmente Saul se ne sarebbe attribuito la gloria a battaglia vinta (1 Samuele 17).

L’ordine con cui l’apostolo Paolo qui descrive le varie armi spirituali rispecchia esattamente quello seguito da un soldato romano:

1) la verità come cintura dei fianchi: un soldato romano doveva prima di tutto indossare la cintura, su cui agganciare poi l’intera l’armatura; la cintura permetteva libertà e facilità di movimento. La parola verità in questo versetto sta ad indicare l’integrità e la fedeltà che il  credente deve possedere per poter vivere libero da ogni legame peccaminoso.

2) la corazza della giustizia: con il termine giustizia Paolo non ci sta parlando della giustificazione ricevuta alla salvezza, ma della giustizia santa di Cristo, ovvero della santificazione. Il credente, perdonato e salvato, deve immediatamente intraprendere quel processo di santificazione (senza la quale nessuno potrà vedere Dio) per essere certo che il suo cuore sia protetto da ogni attacco.

3) lo zelo come calzare: il calzare ci riporta alla mente i piedi, e i piedi al concetto di movimento e di azione. Ed è proprio così. Il cristiano che si accosta a Dio pian piano inizia a muoversi in virtù e in accordo alla sua nuova vita. Il suo muoversi, nelle faccende della vita e nelle cose che riguardano il Signore, deve essere contrassegnato da quello zelo derivante dal Vangelo di Dio, che l’apostolo dice essere un Vangelo di pace.

4) lo scudo della fede: il cammino cristiano ovviamente prosegue e siamo chiamati a crescere con costanza e perseveranza. La nostra crescita spirituale infastidisce però il nemico, il quale non esita a scagliare contro di noi i suoi dardi infuocati cercando di ostacolare il nostro cammino. La risposta deve essere la fede. Essa è paragonata ad uno scudo. Lo scudo romano misurava cinquantacinque centimetri di larghezza e dieci centimetri di lunghezza, ricoperto di pelle e di lino. Questa struttura non solo permetteva di attutire tutte le frecce scagliate contro, ma proteggeva anche tutti gli altri pezzi dell’armatura. Lo stesso accade con la fede: essa assorbe tutti gli attacchi e ci protegge completamente, perché se è vera ed autentica non è smossa da nulla.

5) l’elmo della salvezza: un altro tipo di battaglia che il cristiano può affrontare è quella mentale che ha un unico scopo: far vacillare le nostre certezze. L’arma vincente è la salvezza. Dobbiamo rispondere con una convinzione netta. Se hai ricevuto la salvezza in Cristo Gesù, puoi gridare con tutte le tue forze che sei salvato e che niente e nessuno potrà smuoverti.

6) la spada dello Spirito: il cristiano ormai maturo comprende che non è chiamato solo ad attutire i colpi, ma fa sua l’autorità spirituale ricevuta in Cristo per sguainare la spada dello Spirito e lottare contro ogni tipo di battaglia.

La lettera di Paolo agli Efesini è stata scritta all’incirca nel 60-62 d.C a Roma. Qualche anno dopo, tra il 95 e il 96 d.C, un altro scritto pervenne alla chiesa di Efeso, ovvero la lettera contenuta nel libro dell’Apocalisse, scritta da Giovanni sull’isola di Patmos. C’è un lasso di tempo, di circa trentacinque anni, tra la prima e la seconda lettera. Leggiamo quali furono le parole che Gesù indirizzò a questa chiesa: “All'angelo della chiesa di Efeso scrivi: Queste cose dice colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d'oro: "Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amor del mio nome e non ti sei stancato. Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, ravvediti, e compi le opere di prima; altrimenti verrò presto da te e rimuoverò il tuo candelabro dal suo posto, se non ti ravvedi” Apocalisse 2:1-5. Cos’era successo alla chiesa di Efeso in soli trentacinque anni? Gli Efesini avevano colto l’esortazione dell’apostolo Paolo, ma era avvenuta una cosa triste: avevano dimenticato il loro primo amore. Questo è quello che può accadere anche a noi oggi, che si con zelo ci imbattiamo nelle battaglie della vita con l’armatura spirituale adeguata, ma poi ci immergiamo talmente in esse da dimenticare la cosa più importante: il primo amore. Spesso sono gli stessi affanni quotidiani che ci portano a commettere un tale peccato, ma una cosa possiamo fare: gridiamo a Gesù e torniamo al nostro Primo Amore!

Ultima modifica Giovedì 20 Dicembre 2012 19:33

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