Lunedì, Novembre 20, 2017
Blog Il Discepolo che Gesù Desidera
Sabato 08 Dicembre 2012 19:24

Il Discepolo che Gesù Desidera

Valuta questo articolo
(2 voti)

“Or grandi folle lo seguivano, ed egli si rivolse loro e disse: «Se uno viene dietro a me e non odia suo padre e sua madre, la moglie e i figli, i fratelli e le sorelle e perfino la sua propria vita, non può essere mio discepolo. E chiunque non porta la sua croce e mi segue non può essere mio discepolo. Chi di voi, infatti volendo edificare una torre non si siede prima a calcolarne il costo, per vedere se ha abbastanza per portarla a termine? Che talora, avendo posto il fondamento e non potendola finire, tutti coloro che la vedono non cominciano a beffarsi di lui, dicendo: “Quest’uomo ha cominciato a costruire e non è stato capace di terminare”. Oppure quale re, andando a far guerra ad un altro re, non si siede prima determinare se può con diecimila affrontare colui che gli viene contro con ventimila? Se no, mentre quello è ancora lontano gli manda un’ambasciata per trattare la pace. Così dunque, ognuno di voi che non rinuncia a tutto ciò che ha, non può essere mio discepolo. Il sale è buono, ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? Esso non serve né per la terra, né per il concime, ma è gettato via. Chi ha orecchi da udire oda” Luca 14: 25-35.

Quale può essere il nostro più grande desiderio se non quello di piacere a Colui che ci ha redenti e ci ha riscattati? Analizzeremo quattro caratteristiche essenziali che un discepolo di Gesù deve possedere per piacere al Suo Maestro. Il passaggio letto segue la Parabola che racconta di un uomo che preparò un gran convito ma fu deluso dal comportamento degli invitati che, preoccupati più per i propri interessi, non onorarono quell’uomo con la loro presenza. Oggi come a quei tempi molti dicono di credere in Gesù e di seguirLo, ma quanti si impegnano veramente di piacerGli? A Dio non interessano le folle e i proclami, Egli vuole vedere la sostanza delle cose e non l’apparenza.

1) Dare la priorità a Dio negli affetti personali: al verso 26 Gesù non sta assolutamente inneggiando all’odio, ma semplicemente alla priorità che un vero discepolo deve dare negli affetti umani. Gesù deve essere il primo amore e avere la priorità su ogni cosa, anche sui sentimenti. Egli stesso ha messo in pratica questo insegnamento, infatti in Marco 3:31-35 è scritto: “Giunsero quindi i suoi fratelli e sua madre e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Or la folla sedeva intorno a lui e gli dissero: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti cercano». Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre o i miei fratelli?» E guardando in giro su coloro che gli sedevano intorno disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli. Poiché chiunque fa la volontà di Dio questi è mio fratello, mia sorella e mia madre». Quindi seguendo l’esortazione di Gesù, così come amiamo quelli della nostra famiglia naturale dobbiamo amare i membri della nostra famiglia spirituale senza differenza alcuna.

2) Prendere la croce: cosa pensiamo quando riflettiamo sulla croce? La risposta è molto semplice. La croce di Gesù ci riporta al Golgota, il luogo della morte. Il vero discepolo è colui che spiritualmente presa la croce è diretto al Golgota con un unico desiderio: morire a sé stesso. Con la morte a noi stessi rinunciamo a tutti i nostri diritti umani per avere un unico diritto, di gran lunga superiore, quello che fa’ di noi figli di Dio. Nel Diritto Romano, in vigore ai tempi di Gesù, il condannato a morte doveva portare la sua croce pubblicamente sino al luogo della crocifissione, come d’altronde fece lo stesso Gesù, in modo da rendere pubblica la sua condanna e i suoi errori, ammettendo che Roma aveva ragione. In termini spirituali deve accadere la stessa cosa: ogni credente che desidera dare gioia al suo Maestro deve iniziare un processo di abnegazione personale pubblico, noto a tutti. Tutti devono constatare che la nostra vita è cambiata perché abbiamo deciso di fare sul serio con il Signore. Il mondo deve vedere in noi qualcosa di diverso, che non è il frutto dell’opera umana ma dell’opera di Dio! E’ molto importante assicurarsi che nel prendere la croce stiamo camminando dietro Gesù. Egli stesso lo ha sottolineato (verso 27). La folla stava seguendo il Messia ma non aveva preso la propria croce. Lo stesso può succedere a noi: prendiamo la croce ma non seguiamo Gesù e iniziamo un processo sì di abnegazione ma non volto a Cristo bensì al nostro compiacimento o alla nostra voglia di porci come supereroi nei confronti degli altri. Il problema non si risolve solo mettendo a morte la carne cioè il nostro io, desiderando per esempio di non peccare più, perché essa una volta crocifissa può non muore subito, proprio come quegli uomini che potevano morire anche dopo diversi giorni dalla loro crocifissione. Molte volte il nostro io vuole emergere, ma è in quei momenti che dobbiamo continuare con la rinuncia a noi stessi.

3) Calcolarne il costo: l’insegnamento del prendere la croce è riportato anche negli altri vangeli, ma la particolarità di Luca è inserire il significato di costo della croce. Il verso 28 indica la terza caratteristica del vero discepolo che è collegata alla seconda caratteristica tramite la parolina “infatti”. Prendere la propria croce ha un costo, non è una passeggiata. In ogni ambito della nostra vita se vogliamo vivere come discepoli di Gesù dobbiamo calcolarne il costo che esso comporta, sia in relazione alla vita cristiana, sia nelle faccende quotidiane. Esserne consapevoli è di vitale importanza anche per la testimonianza del vangelo che può essere infangata allor quando il mondo vede che intrapreso il cammino con Dio successivamente molliamo tutto. Lo stesso vangelo di Luca ci mette in guardia dal farlo: “Ma Gesù gli disse: «Nessuno che abbia messo la mano all'aratro e poi volga lo sguardo indietro, è adatto per il regno di Dio» Luca 9:62. La vita da vero discepolo di Cristo ha il suo costo, ma se questo è messo a confronto con le benedizioni che Egli ci elargisce sia questa Terra che un giorno lassù nel Cielo allora esso è di gran lunga irrisorio rispetto alla gloria che in parte viviamo oggi ma che un giorno potremo godere pienamente con Cristo per l’eternità. Come un uomo prima di costruire una torre deve calcolarne il costo per evitare di andare in contro ad un fallimento, così un re prima di andare in guerra deve contare le proprie forze per non subire una dura sconfitta. Anche noi se vogliamo essere discepoli di Gesù dobbiamo rinunciare a noi stessi, non c’è scappatoia. Evitiamo colpi di testa per evitare fallimenti.

4) Essere sale della Terra: possedere questa caratteristica fa di noi degli   araldi del vangelo, degli ambasciatori di buone notizie. Essere come Dio desidera ma conservare un così grande tesoro in uno scrigno fa di noi delle persone egoiste. Se abbiamo fatto nostre queste verità fondamentali le dobbiamo dimostrare anche alla società per apportare in questo mondo il nostro significativo contributo.

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” Matteo 5:13-16.

Seguici sui social

facebookinstagram

Cerca

Articoli per data

« Novembre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30