Sabato, Novembre 18, 2017
Blog Il Signore è il mio Pastore
Domenica 01 Luglio 2012 16:52

Il Signore è il mio Pastore

Valuta questo articolo
(4 voti)

“Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca. Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. Egli mi ristora l'anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca. Certo, beni e bontà m'accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni” Salmo 23.


Il Salmo 23 è stato composto dal re Davide, autore fra l’altro di altri settantadue Salmi, molto probabilmente in età giovanile, quando ancora ragazzino viene mandato dal padre a pascolare un gregge di pecore; forse è stato proprio in quella circostanza che Davide ha sperimentato il Signore come suo Pastore. Il Salmo 23 appartiene alla categorie dei Salmi che mettono in risalto l’esperienza personale, e in questo caso specifico si parla dell’esperienza della fiducia.


Il Salmo 23 si trova tra il Salmo 22 e il Salmo 24 e tale collocazione non risulta essere casuale (come d’altronde nessuna cosa scritta nella Bibbia lo è). Leggendo i  tre passi biblici è evidente il collegamento esistente tra essi. Davide inizia il Salmo 22 descrivendo lo stato di profonda angoscia e sofferenza che lo opprime, situazione che andrà avanti sino al versetto 21. In questi versi l’esperienza di Davide è conoscere il Signore come Colui che corre in suo aiuto: “Ma tu, SIGNORE, non allontanarti, tu che sei la mia forza, affrettati a soccorrermi” (verso 19). Passato lo stato di sofferenza, arriviamo al Salmo 23 in cui Davide, alla luce del soccorso e dell’aiuto ricevuto da Dio, acquista fiducia e pace realizzando il Signore come il suo Pastore. Al Salmo 24 poi si giunge ad un livello più alto fino a sperimentare il Signore come il Re di Gloria. Questo legame meraviglioso sembra proprio raccontare molti dei momenti della nostra vita cristiana. La cosa importante è tendere sempre verso lo stato di grazia descritto nel Salmo 24, senza mai arrenderci e farci fermare da niente. Né dall’angoscia che attanaglia i nostri cuori (Salmo 22), né dal fatto di aver ricevuto una prima liberazione e un primo intervento da parte di Dio (Salmo 23), né tanto meno da un tempo di abbondanza spirituale in cui abbiamo già conosciuto il Signore come il Re di Gloria (Salmo 24).
La verità biblica dell’identità pastorale di Dio/Gesù la ritroviamo in altri passi della scrittura. Isaia 40:11 dice: “Egli pascolerà il suo gregge come un pastore; radunerà gli agnelli col suo braccio e li porterà sul suo seno, e guiderà con dolcezza e cura le pecore che hanno i piccoli” (profezia messianica).
In Giovanni 10:14 è scritto: “Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me”. Se vogliamo che Gesù sia il nostro Pastore dobbiamo comportarci come pecore appartenenti al Suo gregge. Al Suo intervento divino ed amorevole deve corrispondere la nostra ubbidienza e il nostro desiderio incessante di conoscerLo intimamente. Proprio oggi che viviamo in un tempo fortemente caratterizzato dalla crisi delle autorità siamo chiamati a riconoscere e ad obbedire all’Autorità per eccellenza, Cristo Gesù. La Parola di Dio in questo è molto chiara e non lascia dubbi interpretativi.
Davide afferma: “il Signore (L’ETERNO secondo la traduzione di Giovanni Diodati) è il mio pastore”. Come Davide noi dobbiamo conoscere il Signore come il nostro personale Salvatore! Non possiamo desiderare di conoscere Dio secondo le esperienze altrui, perché il rapporto con il Padre è altamente personale e intimo.
“Nulla mi manca”: in queste tre paroline è contenuto un significato glorioso. Dobbiamo essere certi che nel nostro presente Egli non ci farà mancare mai di nulla. Questa deve essere una certezza quotidiana!
L’intervento benevolo di Dio nei nostri confronti ha per oggetto qualsiasi nostro bisogno. Davide parla di verdeggianti pascoli, di acque calme, del ristoro dell’anima e di sentieri giusti. I primi due elementi indicano un qualcosa di prettamente materiale e pratico di cui ogni uomo come Davide ha bisogno, mentre gli ultimi due elementi indicano necessità intime e spirituali, se così vogliamo definirle. Questo sta infatti a significare che Dio ha cura dei nostri bisogni, siano essi pratici, materiali o spirituali. E’ compito nostro però dare un giusto equilibrio a tutto questo ricordandoci delle parole di Gesù quando disse: “Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più” Matteo 6:33.
Vi siete mai domandati perché Dio opera così potentemente nelle nostre vite? In questo Salmo c’è la risposta: per amore del Suo nome. Non saranno certe le nostre qualità o la nostra bravura a muovere la mano di Dio, ma solo ed esclusivamente il Suo amore, ed è solo al Suo amore che dobbiamo appellarci. E qual è l’espressione per eccellenza dell’amore di Dio? Nient’ altro che la croce di Cristo. Dio ha mandato a morire il Suo unico Figlio per uomini che non meritavano il Suo favore. Ecco perché il salmista al Salmo 107:1 può affermare: “Celebrate il SIGNORE, perché egli è buono, perché la sua bontà dura in eterno”. Una bontà che dura eternamente perché si basa sul Suo amore che è altrettanto eterno. Amore fondato sull’eternità della croce. Quella Rozza Croce risulta essere sempre il centro di ogni cosa perché è proprio essa al centro del piano di Dio per ogni uomo. Quella Rozza Croce che vale oggi come ieri e varrà ancora domani e nel futuro di generazione in generazione.
“Per me Tu”: qui vediamo come è importante lasciare operare e far fare ogni cosa a Dio senza intrometterci con i nostri pensieri umani e le nostre azioni sbagliate e frettolose. Mai fare di testa nostra! Lasciamoci sempre guidare ed indirizzare da Dio, anche contro i nostri nemici e quanti ci hanno fatto del male.
Il verso 6 potrebbe risultare in contrasto con il verso 4: beni e benignità accompagneranno il salmista per tutti i giorni della sua vita, anche nelle valli dell’ombra e della morte. Ovviamente non c’è nessun contrasto: anche nella valle dell’ombra e della morte la bontà e la benignità di Dio ci accompagnano perché Egli è con noi! Nei momenti più duri e difficili quando sembra che tutto vada a rotoli e niente di buono ci circonda, se abbiamo la presenza di Dio sentiamo di avere sempre la Sua bontà e la Sua benignità nel nostro cuore! In ogni tempo, bello o cattivo, il nostro impegno sia sempre quello di lodare il nostro Dio dimorando alla Sua presenza, già oggi su questa terra, per attendere quando Egli vorrà e se Gli rimarremo fedeli, la Corona della Vita Eterna! A Dio sia la Gloria!

 

Ultima modifica Domenica 01 Luglio 2012 16:55

Seguici sui social

facebookinstagram

Cerca

Articoli per data

« Novembre 2017 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30