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Sabato 05 Maggio 2012 16:29

La Chiesa

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“Egli propose loro un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand'è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami»  Matteo 13:31-32.

L’opera di Dio è qui paragonata ad un granello di senape. Esso è così insignificante, eppure in Zaccaria 4:10 è scritto: “Chi potrebbe infatti disprezzare il giorno delle piccole cose?”. Un granello di frumento, un qualcosa di così irrisorio, ma non sarà né il terreno (come nella parabola del seminatore), né il nemico (come nella parabola della zizzania) ad impedirne la crescita.


Nonostante il molto terreno marcio e il nemico che va attorno cercando di distruggere l’opera che Dio ha fatto nel Suo campo, Egli è sovrano e regna, la Sua opera crescerà e porterà il suo frutto. Perché tanta importanza al granello di senape? Basta leggere in Giovanni 12:24 quando Gesù, riferendosi alla Sua morte, dice: “In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”.

 

Il nostro Signore Gesù conosceva il motivo per cui era venuto sulla terra: “Ma il SIGNORE ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l'opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani”Isaia 53:10. Duemila anni fa Egli ha seminato una cosa così piccola e quasi insignificante ma che poi è divenuta un grande albero, ed è la Sua Chiesa di cui noi oggi facciamo parte. Per i discepoli e per la folla di allora le parole del Maestro erano un vero e proprio mistero. Nonostante questo, essi comprendevano ciò che è scritto in Giovanni 12:25: “Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna”.

Qui si trova il segreto della crescita e dello sviluppo della Chiesa durante i secoli e durante la storia. L’unità, la perseveranza, il pari consentimento, di cui leggiamo in Atti, sono il frutto di persone morte a loro stesse che, con il loro esempio, hanno permesso a quell’albero di crescere e produrre altri rami per il riparo di anime che svolazzano nel cielo di questo mondo senza una meta precisa e definita.
I discepoli non avevano una rivelazione completa, per questo non riuscivano a comprendere pienamente il mistero della Chiesa ma, a loro vantaggio, avevano lasciato tutto per servire il Signore e, se anche fossero stati privati della loro vita, non si sarebbero tirati indietro. Per noi oggi la situazione è capovolta: per la Sua grazia abbiamo la rivelazione del Corpo di Cristo, la Chiesa con capo Gesù, ma viviamo una vita consacrata e dedita alla causa di Cristo e della Sua Chiesa come i discepoli?
Spesso vediamo la Chiesa degli Atti come una chimera e un’utopia. Inoltre abbiamo un’idea diabolica di Chiesa: pastore con anziani, diaconi, qualche altro responsabile che due o tre volte alla settimana si riuniscono per un culto nell’unità, nella concordia e nel pari consentimento. Questa non è la chiesa! Questa non è certamente la Chiesa del Signore e nemmeno quella che Gesù aveva in mente.
L’atteggiamento giusto che dobbiamo avere nei confronti del Corpo di Cristo è quello che aveva Paolo; in Colossesi 1:24-29 egli dice: “Ora sono lieto di soffrire per voi; e quel che manca alle afflizioni di Cristo lo compio nella mia carne a favore del suo corpo che è la chiesa. Di questa io sono diventato servitore, secondo l'incarico che Dio mi ha dato per voi di annunciare nella sua totalità la parola di Dio, cioè, il mistero che è stato nascosto per tutti i secoli e per tutte le generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi. Dio ha voluto far loro conoscere quale sia la ricchezza della gloria di questo mistero fra gli stranieri, cioè Cristo in voi, la speranza della gloria, che noi proclamiamo esortando ciascun uomo e ciascun uomo istruendo in ogni sapienza, affinché presentiamo ogni uomo perfetto in Cristo. A questo fine mi affatico, combattendo con la sua forza, che agisce in me con potenza”. Sofferenza, servizio, abnegazione non devono essere attributi che riguardano un pastore, un anziano o un diacono, ma devono contraddistinguere ognuno di noi.
L’apostolo era gioioso di soffrire per la Chiesa, perché di essa era diventato servitore, quel seme che era stato seminato alcuni decenni prima cresceva e, insieme ad altri, se ne prendeva cura affinché: “possa comparire gloriosa, senza macchia, senza ruga o altri simili difetti, ma santa e irreprensibile” Efesini 5:27.
Come ci comporteremo nei confronti di questo albero che è cresciuto e che ha bisogno di essere curato? Quale sarà l’atteggiamento che ci caratterizzerà e ci condurrà a quell’unità e pari consentimento di cui si parla in Atti? Un’indicazione fondamentale ci è data dall’apostolo Paolo in Filippesi 2:1-5: “Se dunque v'è qualche incoraggiamento in Cristo, se vi è qualche conforto d'amore, se vi è qualche comunione di Spirito, se vi è qualche tenerezza di affetto e qualche compassione, rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a se stesso, cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù”. Quale era il sentimento di Cristo Gesù? Quello di un granello di frumento che muore per portare frutto. Noi siamo chiamati a seguire il Suo esempio, come scritto in Marco 8:34-35: “Se uno vuol venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per amor mio e del vangelo (e della Chiesa), la salverà”. Quando questa vita terminerà e saremo chiamati in cielo, del nostro cammino spirituale sulla terra ritroveremo queste cose: il rapporto ristabilito con il Padre, la grazia attraverso Gesù, il sigillo dello Spirito Santo e la meravigliosa Chiesa a cui apparteniamo insieme ai nostri fratelli e alle nostre sorelle.

Ultima modifica Sabato 05 Maggio 2012 17:02

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