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Blog Caratteristiche di una chiesa...
Venerdì 13 Aprile 2012 21:42

Caratteristiche di una chiesa...

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“Allora essi ritornarono a Gerusalemme, dal monte chiamato dell'Uliveto, che è vicino a Gerusalemme quanto un cammin di sabato. Rientrati in città, salirono nella sala di sopra, dove si trattenevano Pietro e Giacomo, Giovanni e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d'Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo. Tutti costoro perseveravano con una sola mente nella preghiera e supplica con le donne, con Maria, madre di Gesù, e con i fratelli di lui” Atti 1:12-14.
Il desiderio di ogni credente, membro di una chiesa, è crescere e raggiungere traguardi di maturità spirituale sempre più elevati di comune accordo alla famiglia dei santi. La chiesa degli Atti offre un buon esempio a riguardo. La chiesa primitiva aveva delle caratteristiche ben precise, alcune delle quali sono prettamente indicate nel verso 14 sopra menzionato. Il termine “tutti” riporta alla mente il concetto di unità.

 

Il passo biblico che mette in risalto maggiormente la bellezza e gli effetti meravigliosi dell’unità è senza dubbio il Salmo 133: “Ecco, quanto è buono e quanto è piacevole, che i fratelli dimorino assieme nell'unità! È come l'olio prezioso sparso sul capo, che scende sulla barba di Aaronne, che scende fino all'orlo delle sue vesti. È come la rugiada dell'Hermon, che scende sui monti di Sion, perché è là che l'Eterno ha posto la benedizione, la vita in eterno”. Efesini 4:3 dice: “studiandovi di conservare l'unità dello Spirito nel vincolo della pace”. L’apostolo Paolo qui ci esorta a conservare l’unità dello Spirito. Possiamo conservare solo qualcosa che è già in nostro possesso. Questo vuol dire che l’unità di base, ossia quella dello Spirito, è già nostra. Continuando la lettura del capitolo 4 della stessa lettera agli Efesini nel verso 13, però l’apostolo esorta la chiesa a giungere ad un altro livello di unità, ossia nella fede e nella conoscenza: “finché giungiamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo”. Questi due livelli di unità devono essere raggiunti da parte nostra con impegno e costanza. L’unita nella fede vera in Dio, come credenti singoli e come chiesa, che ci porta ad avere la certezza nella Sua opera, e l’unita nella conoscenza di Dio, una conoscenza vera, non formale e teorica. Una seconda particolarità della chiesa degli Atti è la perseveranza. La perseveranza è la qualità di colui che prosegue in un’impresa con fermezza, senza mai arrendersi. Molti uomini nei loro obiettivi umani e carnali sono permeati da tale caratteristica, quanto più la chiesa di Cristo, che si pone obiettivi spirituali e celesti, deve essere perseverante, perché solo essendo tale potrà far fronte alle tempeste che si abbattono violentemente su di essa. Essere perseveranti non solo negli atti pratici, ma soprattutto nella preghiera e nella supplica, Efesini 6:18 ci mostra come: “pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi”. Una terza caratteristica è la concordia. Essa è strettamente correlata all’unità, ma implica un qualcosa di ancor più profondo. Possiamo riunirci anche nello stesso locale di culto e dare quindi una parvenza di unità, ma al tempo stesso essere lacerati nel nostro interiore da forti contrapposizioni. Certo, i membri di una comunità non sono uguali tra di loro e mai lo saranno; lo stesso apostolo Paolo parla della diversità del corpo di Cristo. In tale situazione di eterogeneità però possiamo essere concordi quando tutti i nostri interessi umani vengono meno, e poniamo sopra ogni cosa l’interesse che ci dovrebbe contraddistinguere, in quanto credenti lavati e redenti dal sangue di Gesù: l’interesse per Cristo! Quarta ed ultima caratteristica è la preghiera. Questo è l’elemento fondamentale che contraddistingue un vero cristiano, ed è lo strumento grazie al quale intessere una relazione con Dio. Romani 8:26 suggerisce bene la realtà della preghiera: “Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene; ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili”. Non c’è nulla di male nell’affermare che a volte non riusciamo a pregare: è la Parola di Dio che ce lo dice. Ma dobbiamo ricordarci che lo Spirito Santo intercede per noi e corre in nostro aiuto. L’esempio della chiesa primitiva non deve essere motivo di idolatria, ma dobbiamo realizzare intimamente tali qualità e rapportarle alle nostre vite. Solo così cresceremo come credenti e come chiesa, e vedremo nuove anime arrese al Signore.

 

Ultima modifica Venerdì 13 Aprile 2012 21:56
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