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Blog Perchè le parabole?
Sabato 25 Febbraio 2012 10:37

Perchè le parabole?

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“In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo:
«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi oda» Matteo 13:1-9.


Gesù aveva sempre insegnato in modo chiaro e inequivocabile la Sua dottrina, ma da questo momento in poi quando si ritroverà di fronte un grande uditorio, Egli trasformerà gli insegnamenti riguardanti il “Regno dei Cieli” in parabole. Qualcuno si domanderà: perché proprio le parabole?

Le risposte sono tre: per non gettare le perle davanti ai porci, per non accrescere il giudizio sugli increduli e per chi avesse voluto conoscere realmente Gesù, l’avrebbe potuto fare meditando sulle Sue parabole.
Gesù dice: “Non date ciò che è santo ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le pestino con le zampe e rivolti contro di voi non vi sbranino” Matteo 7:6. Noi Suoi figli, “rivestiti di quella potenza che viene dall’alto”, abbiamo il compito di portare la Sua Parola a questo mondo immerso nel peccato e mostrare la Sua gloria attraverso segni, miracoli e prodigi (perché Dio ci ha dato tutto questo!). Ma dobbiamo chiedere discernimento per non sprecare le perle per gli increduli. Dio non ha l’obbligo di mostrare la Sua gloria attraverso miracoli e prodigi, né a noi né a quanti sono al di fuori della Chiesa.

L’apostolo Paolo in Romani 1:20 dice: “infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili”. Se qualcuno crede di poter trattare con Dio, stia sicuro che Egli non lo farà mai perché non deve dimostrare niente, ha già fatto tutto!
Poi ci sono le eccezioni (Tommaso) che confermano la regola ma che appunto rimangono tali. Dio ha dato e dà la possibilità a tutti di venire a Lui: quella possibilità è stata, è e sarà la croce di Cristo, Suo figlio dato in sacrificio per i peccati di questo mondo, per i nostri peccati. Ma Dio non permetterà che la perla del sacrificio di Gesù sia gettata in mano ai porci. Questi sono gli increduli, che in Apocalisse 21:8 sono messi sulla stessa stregua dei codardi: “Ma per i codardi, gli increduli, gli abominevoli, gli omicidi, i fornicatori, gli stregoni, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno ardente di fuoco e di zolfo, che è la morte seconda”.
I farisei e l’intero popolo ebraico ebbero per circa trent’anni il Signor Iddio, Yawheè, El-Shaddai, Jehovah-Jireh che mostrò la Sua immensa potenza con segni, miracoli e prodigi, ma la maggior parte rispose con l’incredulità. Ebbero per circa trent’anni El-elyon, Jehovah-Rafà, Eben-ezer, il Santo, l’Onnipotente, l’Onnisciente che mostrò la Sua infinita sapienza attraverso i Suoi insegnamenti e la Sua dottrina, ma la risposta fu l’incredulità.
Quando i farisei, per la loro incredulità, peccarono contro l’opera dello Spirito Santo, per non accrescere il giudizio sulla loro vita, il Signore decise che non avrebbe insegnato più in modo diretto ma solo attraverso l’uso delle parabole.
Infatti leggiamo: “Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: “Perché parli loro in parabole?” Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell'abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha. Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono. E si adempie in loro la profezia d'Isaia che dice: "Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete; guarderete con i vostri occhi e non vedrete; perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile: sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi, e di comprendere con il cuore e di convertirsi, perché io li guarisca". Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono! In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite, e non le udirono” Matteo 13:11-17.
I dodici che presero in disparte Gesù per chiedere spiegazioni circa la parabola del seminatore sono un esempio per noi e rispondono all’ultimo punto: chi avesse voluto conoscere la persona di Gesù avrebbe approfondito, meditato sugli insegnamenti delle Sue parabole.
Matthew Henry definisce una parabola come una conchiglia che conserva il suo frutto per il diligente ma lo preserva per il pigro. Sempre Henry dice che “la stessa luce che dirige gli occhi di alcuni abbaglia gli occhi di altri”. La nostra luce è la Parola di Dio (“la Tua parola è una lampada al mio piede”), una lampada che tiene accesi gli occhi della nostra mente e del nostro cuore verso le cose spirituali.
C’è veramente poco da dire sulla parabola letta per il semplice fatto che Gesù la espone e poi ne fa anche un breve commento: “Or questo è il significato della parabola: il seme è la parola di Dio. Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati. Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità. E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portano frutto con perseveranza” Luca 8:11-15.
Ci sono persone che hanno ricevuto grandi miracoli, eppure non sono più dei seguaci di Cristo perché la Parola seminata non ha portato il Suo frutto! Il terreno non era adatto e pronto a portar frutto.
Una donna e un uomo salvati oppure no possono “dimenticare” un miracolo che il Signore ha fatto nella propria vita (o nelle persone vicine), addirittura possono negare la Potenza Divina e attribuirla a satana (come i farisei), ma nessuno potrà mai negare l’opera travolgente, e dico devastante, che la Parola di Dio compie quando trova un cuore predisposto. Isaia 55:11 dice: “Così è della mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non torna a me a vuoto, senza aver compiuto ciò che io voglio e condotto a buon fine ciò per cui l'ho mandata”. Gesù raccontò questa parabola alla folla, che rimase nel dubbio e nella confusione, e ai discepoli, che invece Lo presero in disparte perché desiderosi di conoscere i tesori del Regno dei Cieli, e il Signore “gli diede nuovi occhi per vedere, nuove orecchie per udire, una mente spirituale per comprendere”. Dio fa lo stesso con noi quando abbiamo un rapporto personale con Lui, un’intimità con la Sua Parola, quando ci confrontiamo e ci specchiamo nelle Scritture. “E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portano frutto con perseveranza” Luca 8:15.
Per la nostra crescita spirituale sono necessarie due cose: la grazia del Signore e la nostra predisposizione verso tale grazia, ovvero un cuore buono, onesto e perseverante, affinché la pioggia della grazia di Dio porti frutto e frutto in abbondanza.

 

Ultima modifica Sabato 25 Febbraio 2012 11:08

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