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Giovedì 19 Gennaio 2012 17:46

Rimprovero vivente

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“Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad essere gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”.  Matteo 5:13-16

I versi sopra menzionati delineano una delle tante parabole che Gesù pronunciò durante i Suoi tre anni di ministero. Ognuna di esse ha delle peculiarità e particolarità che possono dipendere dal luogo in cui Gesù si trovava, dalle persone con cui parlava, dall'insegnamento che Egli voleva trasferire. Quindi, ogni qual volta ci apprestiamo alla lettura di una parabola o di un insegnamento del Signore dobbiamo interagire con il testo non come un ente a sé stante ma come una lezione che è in stretta connessione con il contesto in cui si va ad inquadrare.

Un uomo di Dio diceva: “Un testo fuori contesto diventa un pretesto” che, tradotto in termini biblici, vuole dire “la somma della Parola di Dio è verità” (Salmo 119:160). La maggior parte delle eresie che si sono succedute nel corso della storia della Chiesa sono da attribuirsi ad un’interpretazione sbagliata della Bibbia e dunque ad uno studio poco accurato. Non possiamo e nemmeno dobbiamo estrapolare una parte della Parola e interpretarla senza considerarla nella Sua interezza. Non dobbiamo adattare la Parola di Dio ai nostri caratteri, personalità o pensieri; devono essere piuttosto le nostre idee e la nostra vita a conformarsi a ciò che la Bibbia dice; non sarà un’adattarsi ad una nuova ideologia ma un sottomettersi all’Onnipotente e Onnisciente benevolenza e misericordia del nostro Signore.
I territori in cui Gesù operò durante i Suoi anni di ministero terreno furono la Giudea (Israele meridionale), la Galilea (Israele settentrionale), la Samaria; alcuni avvenimenti avvennero nella Decapoli e nella Perea. Nel caso specifico Gesù si trovava in Galilea. Seguendo la sinossi dei Vangeli, notiamo che, precedentemente a quanto appena letto, Gesù aveva guarito un uomo dalla mano paralizzata nel giorno di sabato (Matteo 12) e per questo i farisei tennero consiglio contro il Maestro per ucciderLo, ma Egli, saputolo, si allontanò da quel luogo, perché la Sua ora non era ancora giunta; Gesù continuò ad operare tantissimi altri miracoli, infatti in Matteo 4:25 è scritto: “grandi folle lo seguirono dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano”. Vedendo la folla che lo seguiva, Gesù decise di salire sul monte dando inizio a quella che oggi potremmo definire una grande conferenza, ossia il sermone sul monte. Importante sottolineare che il Signore Gesù non si ritirò in disparte per rivolgersi solo ai discepoli ma ad un uditorio molto vasto. Cominciò ad ammaestrare la folla riguardo le beatitudini, ovvero riguardo quelle virtù che caratterizzano la vita di colui che sceglie di seguirLo. Queste non vengono da noi stessi ma sono l’effetto dell’azione dello Spirito Santo che è stato riversato nei nostri cuori.
Gesù paragona i credenti al sale della terra e alla luce del mondo. L’allegoria che Egli usa ha un significato forte ma dobbiamo stare attenti a non banalizzarlo. C’è una tendenza diabolica nel non studiare la Parola di Dio, nel non meditarla, nell’impedire la guida dello Spirito Santo quando ci si confronta con le Sacre Scritture. Martin Lloyd Jones diceva che “la Bibbia può diventare il libro più pericoloso al mondo”, ed è proprio così: se non leggiamo la Bibbia con la giusta predisposizione, ovvero guidati dallo Spirito Santo, potremo inciampare sulla pietra angolare.
Il testo che abbiamo letto è il caposaldo di un eresia che ci accompagna ancora oggi: il vangelo sociale. Tale eresia tende a mescolare la Chiesa con il mondo per attirare persone verso i vari movimenti e, nella forma più estrema, indirizzarle verso  l’ecumenismo in cui tutte le strade portano a Dio. Questo è assolutamente antibiblico! C’è solo una strada che porta a Dio: Gesù Cristo!
E’ importante chiarire il perché Gesù qualifica i credenti come sale. Le qualità del sale vengono sfruttate in diversi modi: per condire i cibi, per la conservazione, per pulire oggetti, ma Gesù in questo caso non allude a nessuno di questi motivi.
“Voi siete il sale della terra”: il termine che Gesù usa qui per terra è “ges”, il cui significato primario è “terra arabile”. Gesù si stava riferendo a quell’uso che si fa del sale nel terreno come buon fertilizzante. I fertilizzanti sono mezzi tecnici, utilizzati in agricoltura e giardinaggio, che permettono di creare, ricostituire, conservare o aumentare la fertilità del terreno. Il Signore Gesù ci definisce il sale della terra, cioè vede e mette in noi quelle qualità che danno ancora un senso a questo mondo, danno “un sapore a questa terra”. Allo stesso tempo però ci mette in guardia: “Se il sale diventa insipido con che cosa gli si renderà il sapore?” Il termine insipido è un termine abbastanza forte che nel suo significato originale vuol dire “essere sciocco, agire scioccamente”. Perché il Signore Gesù usa un termine così duro? Tutti i traguardi spirituali che riusciamo a raggiungere nella nostra vita sono per grazia, tutti i frutti spirituali che maturano dentro e intorno a noi in conseguenza della nostra testimonianza sono opera della misericordia Divina e della bontà che il Signore ci largisce. A volte invece accade che siamo noi a prenderne i meriti di quello che Dio fa nel servirsi delle nostre vite. Questo tipo di sale rischia di diventare insipido.
In Galilea e in Giudea ai tempi di Gesù quando il sale perdeva la sua qualità di fertilizzante aveva l’effetto opposto sui terreni: non permetteva la crescita dell’erba, né la maturazione del frutto. Quel sale veniva preso e buttato lungo le strade per impedire la crescita delle erbacce. Proprio per questo Gesù a riguardo dice: “A null’altro serve che ad essere gettato via ed essere calpestato dagli uomini”. Noi dobbiamo essere solamente degli annaffiatoi, sarà poi Dio a far crescere e, la gloria sarà Sua e non la nostra.
Abbiamo certamente compreso che il tema dell’insegnamento della parabola è il ruolo importantissimo che hanno i figli di Dio in questo mondo, dell’effetto che ha la testimonianza personale su chi è intorno; dunque è importante essere consapevoli della propria identità in Cristo.
Dopo l’esempio del sale Gesù chiarisce la posizione che un credente ha nel mondo, servendosi di una nuova allegoria a Lui cara, cioè quella della luce. Il sale agisce internamente al terreno come fertilizzante, di contro la luce agisce all’esterno. Noi credenti, figli di Dio guidati dal Suo Santo Spirito, dovremmo avere un effetto sia sulle realtà interiori sia su quelle esteriori. Siamo come una città posta sopra un monte, come una lampada posta sul candeliere. Essere una “città posta sopra un monte” vuol dire avere un impatto fortissimo sulla società, un impatto che non può essere tangibile solo durante le evangelizzazioni o le conferenze, ma soprattutto sul posto di lavoro, a scuola, nelle università e nelle faccende della vita.
Gesù conosce le difficoltà che viviamo quotidianamente sia nella società che tra i nostri stessi familiari. Proprio per questo non solo ci incoraggia nel paragonarci ad  “una città posta sopra un monte”, ma ci dà un ulteriore indicazione nel definirci “una lampada” che non deve essere messa sotto il vaso ma essere posizionata sul candeliere affinché faccia luce a coloro che sono in casa.
Più ci arrendiamo a Gesù più lo Spirito Santo opera in noi; solo così potremmo avere un effetto travolgente sia in questa società sia nelle nostra case.  
Gesù conclude il Suo ammaestramento sulla testimonianza, come leggiamo al verso 16: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli”
La nostra testimonianza ha un effetto su quanti ci circondano e le risposte ad essa possono essere svariate. C’è chi ci considera dei pazzi e dei fanatici, chi inizia ad odiarci, altri per la propria testimonianza sono addirittura perseguitati, alcuni ascoltano con curiosità, accettano ciò che viene detto ma poi c’è bisogno di una maturazione. Comunque sia, ricordiamo che la nostra testimonianza non lascia mai spazio all’indifferenza. La luce quando passa nelle tenebre lascia sempre il segno!
A dirla tutta capita anche di parlare tanto ma di operare poco! Spesso nello zelo abbiamo l’abitudine sbagliata di essere pressanti nei confronti dei nostri amici, parenti, familiari, figli, ma un gesto vale più di mille predicazioni, un comportamento santo e sano vale più di molte parole! A tal proposito Gesù dice: “affinché vedano le vostre opere e glorifichino Dio!”
Uno dei comportamenti che ha maggior impatto sulle persone è la nostra completa fiducia in Dio. La malattia del secolo sembra essere la depressione. Essa dipende essenzialmente dall’ansia, dalla paura e dalle pressioni derivanti dalle difficoltà che nascono per effetto del peccato. Ed oggi un po’ tutti soffrono di questa infezione mentale. Quale miglior medicina se non quella di manifestare che, nonostante le pressioni e le difficoltà, la nostra mente rimane salda, che le tenebre di questo mondo non spengono la luce che è in noi. Allora sarà visibile ai più che la nostra vita non è fondata su vane illusioni, ma che la nostra fede e la nostra speranza sono fondate su un qualcosa di eterno che non perisce! Questa è la luce che dobbiamo emettere.
“Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dalle carnali concupiscenze che danno l'assalto contro l'anima, avendo una buona condotta fra i pagani, affinché laddove sparlano di voi, chiamandovi malfattori, osservino le vostre opere buone e diano gloria a Dio nel giorno in cui li visiterà”.  1 Pietro 2:11-12

 

Ultima modifica Giovedì 19 Gennaio 2012 17:49

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