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Domenica 01 Gennaio 2012 23:28

Bilancio... con l'apostolo Paolo

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Bilancio di fine anno con l’apostolo Paolo

Grazie a Dio siamo giunti alla fine di un altro anno e uno nuovo si presenta davanti a noi. Questo è per tutti un periodo in cui si tirano bilanci e si stilano propositi per il nuovo anno. Anche noi, attraverso la Parola di Dio, faremo il nostro bilancio di fine anno.

“12 Non che io abbia già ottenuto tutto questo o sia già arrivato alla perfezione; ma proseguo il cammino per cercare di afferrare ciò per cui sono anche stato afferrato da Cristo Gesù. 13 Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, 14 corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.” (Filippesi 3.12-14)

Il bilancio di Paolo
L’apostolo Paolo si trova alla fine della sua vita in carcere a Roma e, scrivendo ai Filippesi, compie un bilancio della sua vita, nel quale possiamo notare varie cose:
a) Una santa insoddisfazione
Sebbene Paolo avesse raggiunto vette spirituali elevatissime, nutriva in se una santa insoddisfazione. Egli ammette di non aver raggiunto la perfezione e di non aver ancora ottenuto tutto. L’ho definita “santa insoddisfazione” perché può esserci un tipo di insoddisfazione non santa, che è molto più comune della prima.
Possiamo essere insoddisfatti per due motivi diversi: per aver disonorato la gloria di Dio o quella del nostro io. Sarà questo parametro a determinare la santità o meno della nostra insoddisfazione. Molti cristiani riconoscono di non aver raggiunto la perfezione e si dichiarano insoddisfatti. Molti dicono addirittura di avere uno spirito “rotto e contrito” per il male causato. La realtà è che molti soffrono più per aver disonorato la propria reputazione che l’immagine di Dio in loro. Questa insoddisfazione è radicata nell’orgoglio.
La santa insoddisfazione, invece, è quella radicata nella vera umiltà.
Il primo passo, quindi, è di nutrire una santa insoddisfazione della propria vita spirituale.
b) Introspezione
Ma come possiamo alimentare questa santa insoddisfazione? C’è una cosa che l’uomo moderno non conosce: l’introspezione. La vita di oggi è talmente frenetica che non c’è più tempo per fermarsi e pensare. Ci sono state generazioni passate di cristiani che hanno fatto dell’introspezione un’abitudine quotidiana. I puritani, per esempio, scrivevano diari in cui annotavano i progressi della loro vita spirituale ed esaminavano costantemente la propria vita. In 2 Corinzi 13.5 Paolo scrisse ai Corinzi “Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova”.
In un periodo in cui il popolo di Dio era sprofondato in basso, il grido del profeta Geremia era “Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola,
 e torniamo al SIGNORE!” (Lam 3.40)
Faremmo bene ad esaminare noi stessi, non solo alla fine di questo anno ma ogni giorno. Jonathan Edwards, uno dei più grandi uomini di Dio nella storia del cristianesimo, all’età di venti anni scrisse settanta proponimenti, tra i quali c’era anche quello di esaminarsi puntualmente e con sincerità davanti a Dio per verificare la sua salute spirituale. Se può  risultarvi utile, fissate un giorno della settimana, decidete poi un orario, scrivetelo in un diario, ma non trascurate la sana abitudine dell’introspezione.

Il proposito di Paolo: guadagnare Cristo
Abbiamo visto che Paolo nel suo bilancio dichiara “Non che io abbia ottenuto tutto questo”; ma a cosa si sta riferendo? Egli si riferisce a tutto ciò che ha detto nei versi da 8 a 11.

“7 Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come una perdita, a causa di Cristo. 8 Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. 10 Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, 11 per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.” (Filippesi 3.7-11)
Quanto letto in questi versi può essere riassunto con la frase “guadagnare Cristo”, nei quali crea una contrapposizione tra guadagno/perdita, che ripete poi più volte. Egli ha considerato tutto quello che era un guadagno per lui, ossia tutto ciò che nella sua vita prima dello sconvolgente incontro con Cristo riempiva il suo cuore, come una perdita. Nella prima parte del terzo capitolo Paolo parla del privilegio di essere un ebreo di ebrei, della sua irreprensibilità nel rispettare la legge, del suo essere un fariseo e del suo zelo. Per l'apostolo tutto questo è una perdita, anzi è addirittura spazzatura, al fine di guadagnare Cristo.

Conoscere Cristo
Paolo ripete questo concetto più volte con diverse parole, per spiegare il senso della espressione “guadagnare Cristo”. Al verso 8 egli afferma “Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia una perdita di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore”. Per Paolo guadagnare Cristo equivale a conoscere Cristo, non però con una mera conoscenza intellettuale o teologica, ma è qualcosa di molto più profondo. Nell’Antico Testamento e nel mondo giudaico, il verbo “conoscere” significava avere una forte relazione e comunione. Ad esempio si diceva che un marito conosceva la propria moglie solo dopo la prima notte di nozze. Per Paolo, quindi, conoscere Cristo significava avere una relazione intima e una comunione personale con Gesù, a tal punto forte da esclamare “Gesù Cristo, mio Signore!”. Quanto conosciamo Gesù? Riusciamo anche noi ad esclamare “Gesù Cristo mio Signore!”?

Notiamo inoltre che la nostra conoscenza di Cristo non è mai troppa. Paolo aveva avuto un incontro meraviglioso con Cristo sulla via di Damasco, Gesù gli aveva parlato personalmente. Ai Corinzi Paolo racconta di essere stato rapito fino al terzo cielo e di aver ricevuto rivelazioni sublimi da parte di Gesù, eppure l'obiettivo primario alla fine della sua vita era ancora di conoscere Cristo! Non importa da quanto tempo sei un cristiano, la Parola di Dio, oggi, ti chiama a conoscere maggiormente Cristo!

Essere trovato in Cristo
Al verso 9 Paolo ci da un'altra spiegazione di cosa per lui significhi guadagnare Cristo: “di essere trovato in Cristo”. Abbiamo visto come conoscere Cristo significhi entrare in una relazione di intima unione con Lui, così forte al punto che la nostra vita si identifica con quella di Cristo. In tal senso Paolo può dire di vivere in Cristo o che Cristo vive in lui. Ecco che, quindi, Paolo dice che il suo scopo è di essere trovato in Cristo.
Essere in Cristo, implica in primo luogo essere unito a Lui nella Sua giustizia. Paolo è cosciente della sua imperfezione, dunque l’unico modo per essere trovato perfetto davanti a Dio è di essere trovato in Cristo. Nei versi precedenti Paolo ha fatto un sommario delle sue perfezioni e della sua giustizia, proprio un buon curriculum, ma che tuttavia egli ritiene una perdita, disprezzando la sua propria giustizia, avendone conosciuta una più eccellente, quella di Cristo. Così Paolo vuole essere trovato in Cristo non con la giustizia sua, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo, quella che viene di da Dio, basata sulla fede.
Troppo spesso ci presentiamo davanti a Dio con la nostra giustizia e con le nostre auto giustificazioni, ma Egli non ci accetterà mai così; tuttavia ha provveduto una giustizia perfetta, che viene solo da Dio, che è in Cristo e di cui possiamo appropriarci mediante la fede in Lui.

Essere conformi a Lui
Al verso 10 Paolo spiega ancora più nel dettaglio cosa voglia dire guadagnare Cristo e vivere una vita unita a lui, e lo fa usando tre frasi: “la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte”. Sofferenza, morte e resurrezione sono una perfetta sintesi della vita di Gesù. Al momento della salvezza noi siamo uniti con Cristo, e col battesimo testimoniamo che siamo morti e risorti con Cristo. Essere morti con Cristo vuol dire morire al mondo e alle sue concupiscenze, al peccato ed alla nostra vecchia natura che ci spinge a peccare. Tuttavia, questa è una realtà in tensione tra ciò che siamo nella carne e ciò che siamo in Cristo, non è dunque tutto risolto nel momento in cui abbiamo accettato Cristo nelle nostre vite. Paolo ne è consapevole, e per questo afferma di conformarsi a Cristo nella sua morte, come un’azione continua.

Ogni giorno dobbiamo prendere la nostra croce e morire a noi stessi. Questo può sembrare troppo difficile, ma non dobbiamo dimenticare l’altro lato della medaglia. Se siamo veramente in Cristo, saremo conformi a Lui nella sua morte, ma anche nella sua risurrezione. In Efesini 1.19-20, Paolo prega per questa chiesa affinché possa conoscere “19 qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l'efficacia della forza della sua potenza, 20 che egli ha messo in atto in Cristo, risuscitandolo dai morti e facendolo sedere alla sua destra nei luoghi celesti.”
La stessa potenza che ha resuscitato Cristo dai morti ha operato in noi, vivificandoci mentre eravamo morti nei nostri peccati, ed è a nostra disposizione per mettere a morte ogni giorno il nostro vecchio uomo. Questa è una realtà sconvolgente! Se davvero realizzassimo la potenza di queste parole usciremmo dalla nostra miseria, dal piangerci addosso, dall'autocommiserarci, dal dare la colpa agli altri per i nostri fallimenti. Dio ha preparato per noi un tesoro pieno delle sue ricchezze, ed è arrivato il tempo di appropriarcene!

La meta di Paolo è quindi quello di guadagnare Cristo, ossia di conoscere Cristo sempre più, in una relazione di intima comunione e unione con lui. Un’unione nelle sue sofferenze e nella sua morte, ma soprattutto nella potenza della sua resurrezione. Vediamo adesso l’atteggiamento di Paolo nel raggiungere la sua meta.

L’attitudine di Paolo: un'unica passione
La prima cosa da notare è la risolutezza di Paolo. Egli esclama “una cosa faccio!”. Paolo aveva una sola ed unica passione, una meta esclusiva: conoscere e guadagnare Cristo! Prega Dio che faccia nascere in te un'unica forte passione per un grande obiettivo. Distogli il tuo sguardo dalle tante piccole luci che ti circondano e fissalo unicamente su Gesù, il tuo sole e la tua luce!

Dimenticando le cose che stanno dietro
Dobbiamo dunque guardare avanti verso la meta e come un atleta non voltarci mai indietro. Paolo così si esprime “dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che sono davanti, corro verso la meta”. Egli dimentica le cose che gli stanno dietro, così anche noi non dobbiamo vivere nel nostro passato. Ci sono due modi in cui possiamo vivere nel passato: adagiandoci sui nostri successi o rimanendo intrappolati nei nostri fallimenti.
Nella vita cristiana non si vive di rendita! Non possiamo riposare sui nostri successi, l’appello di Gesù è chiaro “Prendi ogni giorno la tua croce!”, ogni giorno dobbiamo seguire Cristo. L’apostolo Paolo paragona la vita cristiana a una corsa. Che senso ha fare un’ottima partenza se poi rallentiamo durante il percorso? Non adagiarti sui tuoi successi! Allo stesso modo non dobbiamo rimanere intrappolati nei nostri fallimenti. È passato un anno, e probabilmente al suo inizio abbiamo fatto dei proponimenti poi non mantenuti, ci eravamo ripromessi di non sbagliare più in determinate aree della nostra vita, di migliorare, ma un altro anno è passato e ci ritroviamo nella stessa situazione del 1 Gennaio 2011 o addirittura in una peggiore. L'atteggiamento più sbagliato è pensare che adesso non c’è via di uscita, che non ha senso fare altri propositi se poi non li rispetteremo. Dio è l’Iddio delle nuove opportunità, non rimanere intrappolato nei tuoi fallimenti, dimentica ciò che ti sta dietro, fissa il tuo sguardo su nuovi obiettivi e corri senza stancarti, incessantemente, ma non con le tue forze bensì con la forza di Dio. Quella potenza che ha resuscitato Cristo e che ha vinto la morte è a tua disposizione!

Poiché anche io sono stato afferrato da Cristo Gesù
In conclusione, voglio incoraggiarvi con un'ultima affermazione di Paolo, al verso 8 egli esclama “poiché anche io sono stato afferrato da Cristo Gesù”. Che frase meravigliosa! Probabilmente quest’anno hai lasciato diverse volte la presa, o forse ti stai sforzando di riafferrare ciò che è andato perduto. Se tutto questo è accaduto, sappi che Gesù non ha lasciato la presa, Egli per primo ti ha afferrato affinché tu possa afferrarlo, per primo ti ha scelto affinché tu possa scegliere Lui, per primo ti ha amato donando tutto se stesso affinché anche tu possa amarlo e dare tutto te stesso a Lui. All’inizio di questo nuovo anno, fissa il tuo sguardo sulla meta, lascia il passato alle tue spalle, protenditi in avanti con tutto te stesso e afferra Cristo, guadagna Cristo, conoscilo sempre di più, sapendo che Egli per primo ti ha afferrato, ti ha conosciuto e che ha guadagnato la tua vita pagandola con il suo prezioso sangue!

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