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Blog Chi è il tuo Dio?
Mercoledì 28 Dicembre 2011 15:46

Chi è il tuo Dio?

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Il SIGNORE disse a Mosè: «Ora vedrai quello che farò al faraone; perché, forzato da una mano potente, li lascerà andare: anzi, forzato da una mano potente, li scaccerà dal suo paese».
Dio parlò a Mosè e gli disse: «Io sono il SIGNORE. Io apparvi ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe, come il Dio onnipotente; ma non fui conosciuto da loro con il mio nome di SIGNORE. Stabilii pure il mio patto con loro, per dar loro il paese di Canaan, il paese nel quale soggiornavano come forestieri. Ho anche udito i gemiti dei figli d'Israele che gli Egiziani tengono in schiavitù e mi sono ricordato del mio patto. Perciò, di' ai figli d'Israele: “Io sono il SIGNORE; quindi vi sottrarrò ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi salverò con braccio steso e con grandi atti di giudizio. Vi prenderò come mio popolo, sarò vostro Dio e voi conoscerete che io sono il SIGNORE, il vostro Dio, che vi sottrae ai duri lavori impostivi dagli Egiziani. Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE”.
Mosè parlò così ai figli d'Israele; ma essi non diedero ascolto a Mosè a causa dell'angoscia del loro spirito e della loro dura schiavitù”. Esodo 6:1-9

La cristianità moderna incorre nel grave pericolo di possedere una conoscenza di Dio limitata solo ad alcuni aspetti della Sua persona. Ci si limita al vissuto della propria esperienza personale, si enfatizzano alcune caratteristiche e al tempo stesso se ne sottovalutano altre. C’è quindi un urgente bisogno di conoscere l’Iddio vivente nella Sua completezza.
Nei versi sopra menzionati, Dio parla al Suo servo Mosé, affidandogli un messaggio da riportare ad un popolo, Israele, che viveva sicuramente un tempo buio, caratterizzato dalla dura schiavitù egiziana. Innanzitutto Dio ricorda della rivelazione che in parte uomini del passato (Abramo, Isacco e Giacobbe) avevano avuto, ma Egli stava chiedendo al Suo servo e al Suo popolo di fare un passo in più, ovvero ricercare una rivelazione personale e profonda della Sua Persona. Questo è lo stesso messaggio che il Signore sta rivolgendo alla Sua Chiesa oggi. Dio ha riversato copiosamente la Sua benedizione sulle generazioni passate, ricordate spesso con grande rimpianto, ma Egli non è affatto mutato, e ciò che ha compiuto un tempo può farlo ancora. Israele sapeva che Dio era l’Onnipotente (EL-SHADDAY) ma non Lo conosceva come IL SIGNORE o L’ETERNO (YAHWEH). Eppure Dio già si era rivelato come tale ad Abramo, infatti in Genesi 15:7 è scritto:
“Il SIGNORE gli disse ancora: «Io sono il SIGNORE che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei per darti questo paese, perché tu lo possegga». Durante i lunghi anni della schiavitù in Egitto il popolo d’Israele non aveva la consapevolezza che l’Iddio era anche il SIGNORE. Ma è proprio nei momenti duri e difficili che dobbiamo essere certi di chi sia Dio per noi. Tale consapevolezza ci rende stabili, rende la nostra vita una testimonianza reale, vera e ci mostra agli altri per quelli che siamo, uomini e donne che hanno fatto di Dio il SIGNORE della loro vita, e non semplici proseliti di una corrente religiosa. Cosa succede però quando non abbiamo le idee chiare riguardo la reale identità di Dio? In Esodo 6:9 è scritto che Israele non credette alle parole di Mosé, al messaggio che Dio stesso gli aveva affidato, per due motivi: per l’angoscia di spirito e per la dura schiavitù. Queste sono le ovvie conseguenze di un rapporto con il Padre che non ha radici ben piantate. Il termine spirito sta ad indicare lo spirito che alberga in ogni essere umano. Proprio nella disperazione risulta facile angosciarci e permettere alle pressioni che il sistema mondo offre di influenzarci in maniera negativa.
Il piano di Dio per Israele era straordinario, come quello che ha preservato per ogni Suo figlio. Egli voleva sottrarlo dalle mani degli egiziani, liberarlo e salvarlo, aveva insomma un piano completo.
L’apostolo Paolo scrive in Galati 5:1: “Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi; state dunque saldi e non vi lasciate porre di nuovo sotto il giogo della schiavitù”.
Ecco il rimedio contro lo spirito di schiavitù che vorrebbe attanagliarci: avere la certezza della piena libertà che abbiamo in Cristo.
Ed ancora in Efesini 2:14 è scritto: “Lui, infatti, è la nostra pace; lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell'inimicizia”.
Qui, invece, troviamo l’antidoto contro lo spirito di angoscia: avere la certezza che Egli è la nostra pace e che possiamo vivere in questa pace meravigliosa.
Ma se non conosciamo Dio come possiamo far nostra questa pace?
In Osea 6:3 leggiamo: “Conosciamo il SIGNORE, sforziamoci di conoscerlo”.
Il nostro deve essere sì uno sforzo, ma che ha uno scopo eterno. Se sappiamo chi sia Dio,  che cosa significhi Lui per noi e se ci sforziamo di conoscerLo sempre di più nella Sua interezza e non solo in qualche aspetto, allora potremo viverLo come nostro Signore che ci è accanto in ogni tempo, e non come una semplice entità Onnipotente distante da noi. Potremo sentirci in pace nel nostro spirito e liberi da qualsiasi schiavitù!

Ultima modifica Mercoledì 28 Dicembre 2011 16:15

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