Lunedì 07 Novembre 2011 10:54

Possedere il carattere di Gesù

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“Poichè quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all'immagine del suo Figlio, affinchè egli sia il primogenito fra molti fratelli” (Rom 8:29)  

Nella epistola ai Romani si evidenzia che Dio ha in cuore per ogni suo figliuolo, redento dal regno di tenebre e di peccato al regno della sua meravigliosa luce e purezza, di farlo divenire simile a Gesù, possedendo il suo carattere ovvero la sua immagine. Il capostipite degli uomini, Adamo, ha perduto l'immagine di Dio (intesa come amore, gentilezza, purezza, verità, mansuetudine ecc.), ma non la somiglianza, difatti noi come Dio siamo essere trini: spirito, anima e corpo. Dio, che è ricco in misericordia, non ha lasciato però la sua creatura nei falli e nei peccati, ma ha donato all'umanità il Suo Figliolo Gesù Cristo, l'immagine dell'invisibile Dio (Colossesi 1:15).

Nella contemplazione e imitazione della Sua persona viene ristabilito il Suo proposito (2 Corinzi 3:18). Il ministero dello Spirito Santo ha la funzione di conformarci al carattere di Gesù. La Bibbia ci informa che l'uomo peccatore ha distorto l'immagine di Dio “ Poiché pur avendo conosciuto Dio, non l'hanno però glorificato né l'hanno ringraziato come Dio.....hanno mutato la gloria dell'incorruttibile Dio in un'immagine simile a quella di un uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili”. (Romani 1:21;23). Questi versi si riferiscono alle nazioni pagane. La triste conseguenza dell'idolatria e quindi del cambiamento volontario della visione dell'immagine di Dio in un'immagine corruttibile è riportata sempre in Romani al cap.1 v.24 “ Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità nelle concupiscenze dei loro cuori, si da vituperare i loro corpi tra loro stessi”. L'uomo si è dato con insaziabile bramosia al peccato, preferendo le tenebre alla luce.
Gesù nei vangeli, come per il resto del nuovo testamento, pone in evidenza molto più il frutto inteso come condotta che i doni, infatti Egli dice: “Da questo conosceranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri” (Giovanni 13:35).
Illustreremo ampiamente questo concetto analizzando alcuni personaggi biblici che, pur avendo avuto unzione e potenza nella propria vita, tuttavia non hanno ereditato il regno dei cieli. In effetti tali personaggi non hanno mai veramente conosciuto il cuore di Dio. Troviamo come primo riferimento la vita di Balaam, un profeta della citta' di Peor, che venne contattato più volte dal re di Moab Balak. Egli intendeva ricoprire di onori e tesori il profeta, dal momento che Israele, dopo l'uscita dall'Egitto e vagando nel deserto, si era accampato nelle sue pianure dopo aver sconfitto gli Amorei e si apprestava quindi a conquistare anche il proprio territorio, per proseguire poi verso la terra promessa di Canaan, come Dio aveva comandato. Balaam sotto l'ordine di Balak cercò di maledire Israele, ma Dio non gli permise di farlo, tramutando invece la sua maledizione in benedizione. Poi, riversata ancora l'unzione profetica sulla sua vita, gli fece annunciare alcune profezie per Israele, avveratesi al tempo debito. E' scritto che Balaam amò il salario d'iniquità (2 Pietro 2:15); da questo deduciamo che il profeta, benchè usato da Dio, non cambiò mai la sua condotta malvagia e non si occupò mai dello stato del suo cuore, ripieno di bramosia eccessiva per il denaro e dell'ambizione di essere onorato.
Troviamo nella scrittura un ulteriore esempio di unzione e potenza, senza però possedere la vera natura di Gesù: Giuda Iscariota, colui che tradì il Signore. Camminò per tre anni circa insieme al Maestro, gustando e vedendo la grande grazia sparsa sul Cristo, ricevette potenza ed autorità sopra tutti i demoni, oltre che l'autorità di guarire le infermità (Luca 9:1-2). Tuttavia, non si occupò mai del peccato del suo cuore, difatti è scritto che egli sottraeva il denaro dalla borsa affidatagli dal Signore (Giovanni 12:6). Giuda non conobbe mai realmente Gesù, perchè il peccato ebbe un attrazione maggiore della purezza emanata dal Santo di Dio. Lo stesso apostolo venne chiamato da Gesù figlio di perdizione (Giovanni 17:12).

Esaminato il grande valore che presso Dio ha la condotta di ogni singolo credente, vediamo la differenza tra i doni e il frutto. Il dono viene concesso e non ridomandato, poichè è senza pentimento (Romani 11:29), mentre il frutto ha bisogno di essere coltivato, curato con un processo  lungo, paziente, proprio come Dio da' la sua disciplina ad ogni suo figliolo, concedendo del tempo affinchè sia partecipe della Sua santità.
Stiamo crescendo in umiltà, mansuetudine, bontà, amore ecc., oppure stiamo trascurando la condizione dei nostri cuori e ricercando solo le cose grandi ed evidenti? Poniamo le basi, esaminandoci e mettendoci sempre in discussione davanti a Dio e davanti agli uomini, ed il resto sarà fatto di conseguenza con amore e santità.

Il carattere attuale della Chiesa

Analizzando il testo di  2Timoteo 3:1-9, vengono elencati una serie di comportamenti o azioni da parte degli uomini degli ultimi tempi (v.2 a v. 4), e benchè questo possa sembrare il quadro generale della condizione attuale del mondo senza Dio, tuttavia constatiamo una verità agghiacciante: quanto scritto dall'apostolo Paolo in maniera profetica, sarà proprio la condotta dei cristiani degli ultimi giorni, che quanto al “frutto” non saranno spogliati della vecchia natura, avranno l'apparenza della pietà, ma ne avranno rinnegato la potenza (v. 5). E' un cristianesimo di apparenza più che di sostanza, di comodità e piacere più che di rinuncia e croce. Inoltre il verso 7 evidenzia il fatto che tali persone ascolteranno la verità senza mai pervenire ad essa, senza mai assimilarla per davvero, perchè la verità senza un cuore disponibile alla ubbidienza non è altro che vanità delle vanità.

Pochi sono dunque coloro che si lasciano modellare da Dio. Ma su come Dio modella i nostri cuori facendoci divenire simili a Gesù, la risposta è citata in 1Pietro 1:6-7 “A motivo di questo gioite anche se al presente, per un po' di tempo, se questo è necessario, dovete essere afflitti da varie prove, affinchè la prova della vostra fede, che è molta più preziosa dell'oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo”.

Le prove, le tentazioni, le afflizioni, le difficoltà sono il fuoco che Dio usa per purificare la nostra vita dalle impurità. L'apostolo Pietro paragona la fede come a  qualcosa di molto più prezioso dell'oro che perisce, e conoscendo il valore enorme dell'oro allo stato attuale, questo ci insegna a stimare sempre più le cose eterne di quelle passeggere, che portano in se stesse la corrosione. La fede deve essere purificata proprio perchè intorno ad essa si attacca la sporcizia della nostra natura malvagia. Chi da tempo con bramosia ardente richiede un cuore puro al Signore, più si accosterà a Dio più vedrà l'orrore del peccato nel proprio cuore, non per essere condannati ad un cammino di sconfitta perpetuo, bensì per farci ravvedere da quelle aree che nemmeno noi stessi conosciamo, ma che Dio vede, conoscendo le profondità dei nostri cuori. Notiamo il parallelo per Israele nel libro del Deuterenomio al cap.8:2 “ Ricordati di tutta la strada che l'Eterno, il tuo Dio, ti ha fatto fare in questi quarant'anni nel deserto per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che c'era nel tuo cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandamenti”. Il credente deve passare per esperienze dolorose pur di vedere in se stesso il carattere di Cristo. Dio deve abbattere il nostro orgoglio più subdolo, che ai nostri stessi occhi è nascosto in tante sottigliezze. Il credente deve divenire come un piccolo fanciullo, un cuore tenero, malleabile, flessibile, inalterabile, proprio come l'oro allo stato puro. Non vi deve essere alcuna “lega” di nichel, rame o altri metalli che, attaccati all'oro, lo rendono più duro, proprio come il peccato indurisce i nostri cuori  (Ebrei 3:13). Troppi cuori  in questi ultimi giorni restano soddisfatti dai piaceri di questo mondo, perchè non trovano il loro diletto nelle distrette, nelle sofferenze, nelle ingiurie, nelle afflizioni ecc., pur di vedere Cristo formato in se stessi. Dio ci insegna a passare per la Via angusta della sofferenza, proprio come Gesù si è incamminato in essa andando al calvario, ponendoci un esempio da imitare. (1 Pietro) Moriamo a noi stessi, menzioniamo con fede e con tutte le nostre forze “Non la mia ma la tua volontà sia fatta” e affidiamoci al Signore, perchè Lui sa quel che fa con tutti noi. “ E il Dio di ogni grazia, che ci ha chiamati alla sua eterna gloria in Cristo Gesù, dopo che avrete sofferto per un po' di tempo, vi renda egli stesso perfetti, vi renda fermi, vi fortifichi e vi stabilisca saldamente”. Che Cristo sia formato in noi!

Ultima modifica Giovedì 08 Dicembre 2011 11:08