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Blog Gesù, acqua e luce...
Sabato 05 Novembre 2011 10:59

Gesù, acqua e luce...

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Gesù è, senza ombra di dubbio, la persona che più di chiunque altro ha condizionato la storia dell’umanità. La linea del tempo è divisa in due dal giorno della sua nascita, le più importanti opere d'arte hanno tratto ispirazione da Lui, gli edifici più maestosi costruiti sono stati dedicati a Lui, miriadi di pagine e libri sono state scritte per parlare di Lui. Il volto del mondo non sarebbe lo stesso se, duemila anni fa, quell’umile falegname di Nazareth non avesse detto ciò che ha detto e fatto ciò che ha fatto.

Dai giorni in cui predicava tra i villaggi di Israele sino ad oggi, la persona di Gesù ha sempre suscitato l’interesse e la curiosità delle folle. Molti si sono chiesti circa la sua identità, altrettanto numerose sono le risposte date, ma le più significative sono quelle che ha dato Egli stesso di se. Di seguito, due tra le tante riportate nei vangeli.

 

Nell'ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno». (Giovanni 7.37-38)


Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Giovanni 8.12)


Queste due affermazioni, tratte dai capitoli 7 e 8 del vangelo di Giovanni, furono pronunciate nella stessa occasione, in un contesto particolare: “nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa”. La festa in questione, è la festa delle Capanne.

La festa delle Capanne, detta anche dei Tabernacoli o della Raccolta, una delle feste più importanti in Israele, durava sette giorni, durante i quali ebrei da ogni parte affluivano a Gerusalemme, abitando per sette giorni in capanne, in memoria del periodo trascorso nel deserto. Come la maggior parte delle feste ebraiche, essa aveva vari significati.
Aspetto agricolo: era la festa che celebrava la fine di un anno agricolo in cui si raccoglieva il lavoro di un anno, per questo motivo era chiamata anche festa della raccolta (Deuteronomio 16.13-15). L’acqua assumeva un valore particolarmente importante, il popolo infatti ringraziava Dio per le piogge dell’anno precedente, e pregava affinché mandasse anche nell’anno nuovo piogge abbondanti.
Aspetto storico: la festa aveva lo scopo di ricordare al popolo il periodo vissuto in capanne, nel deserto, dopo la liberazione dall’Egitto (Levitico 23.42-43).
Un altro tema principale della festa era anche la comunione di Dio con gli uomini. Quando il popolo di Israele viveva in capanne, al tempo del deserto, la presenza di Dio lo accompagnava  per mezzo di una colonna di nuvola, facendogli luce (Esodo 14.19-20).
Inoltre, proprio durante la festa delle capanne Dio discese nella nuvola, con la sua gloria, nel tempio di Salomone (1 Re 8).
In ricordo della nuvola della gloria di Dio, era utilizzato il simbolo della luce. Nel cortile del tempio venivano accesi quattro candelabri a quattro bracci, alti 50 cubiti, 20 metri circa! Ai loro piedi veniva eseguita una cerimonia ricca di luci. Gli uomini danzavano, esibendosi in acrobazie con torce di fuoco, accompagnati dal suono degli strumenti dei Leviti. Che  spettacolo, 16 fiamme altissime illuminavano tutto il monte del tempio! Inoltre poiché il tempio era situato nel punto più alto della città, le luci erano visibili da ogni punto della città.
Aspetto escatologico: la festa delle Capanne era legata al regno del Messia, in cui i popoli di tutta la terra sarebbero andati a celebrare la grande festa (Zac 14:16). In Zaccaria 14:6-9, il profeta descrive il Regno del Messia, e ricorrono ancora i simboli della luce e dell'acqua.
L’acqua nelle Scritture ebraiche era il simbolo dello Spirito di Dio, della benedizione divina e della salvezza. Durante la festa i sacerdoti leggevano i passi biblici inerenti, come Isaia 12.3 “Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza”. Mentre venivano recitati, nel settimo giorno della festa i sacerdoti riempivano la bacinella d’oro alla piscina di Siloe, poi era riportata al tempio con una processione guidata dal sommo sacerdote, passando attraverso la porta delle acque, dove una folla di uomini recitava i salmi da 113 a 118, accompagnati da tre squilli di shofar. Al tempio il sacerdote offriva l’acqua all’Eterno, versandola in un apposito foro sull’altare. Queste cerimonie erano legate sia alla provvidenza d’acqua nel deserto, sia all’effusione dello Spirito negli ultimi giorni.

Alla luce di quanto detto, esaminiamo più da vicino il significato delle affermazioni di Gesù:

«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Gv 8.12)


Acqua: simbolo della provvidenza divina. Gesù stava affermando che il miracolo della provvidenza di Dio, quando fece sgorgare l’acqua dalla roccia nel deserto, era una prefigurazione della sua persona (1 Cor 10.4). Egli è l’unica fonte che può dissetare l'anima.
Acqua: simbolo di salvezza. Tuttavia, l’acqua ha un significato più profondo: essa soprattutto nel pensiero giudaico è simbolo di salvezza, come traspare da Isaia 12.3 “Voi attingerete con gioia dalle acque della salvezza”, e Isaia 55 “O voi tutti che siete assetati, venite alle acque”. Oggi le acque della salvezza promesse dal profeta Isaia, sono a disposizione di chiunque è assettato e crede in lui.
Acqua: simbolo dello Spirito di Dio. L’acqua, inoltre, era simbolo dello Spirito di Dio che sarebbe stato sparso negli ultimi giorni. Quella promessa trovava in Gesù l’adempimento. È lo Spirito che ci ristora, ci vivifica e ci purifica, è lo Spirito che ci porta in comunione con Dio, ci guida, ed è attraverso lo Spirito che oggi Gesù opera la salvezza nel mondo.

Il tipo di fede richiesto, tuttavia, non è un semplice assenso intellettuale. Credere equivale a bere, come si nota in maniera forte in Giovanni 6.35: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.” Gesù mette in relazione il credere con il non avere più sete, perchè disseta l’anima dell'uomo che, nel deserto dopo giorni di cammino, si abbevera ad una fonte d’acqua. Dopo i tanti miraggi, scambiando per reali fonti d'acqua delle immagini puramente illusorie, giunto ad una fonte reale, non si limita a pensare se quella sia realmente una fonte d’acqua, se lo possa dissetare, o se rappresenti la soluzione al suo problema. Difatti poi si precipita alla fonte, ove si inginocchia per bere senza misura, fino a che non è completamente dissetato e ristorato.

«Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»: Egli stava affermando che, come la colonna di fuoco aveva guidato il popolo nel deserto verso la Terra Promessa, così Lui è la luce che può guidarci nel riposo eterno. Gesù è la luce che ci illumina e ci guida nelle tenebre. Ma in primo luogo egli ci conduce alla salvezza.
La luce, inoltre, era una raffigurazione della presenza di Dio, che tramite la colonna di nuvola dimorava con il popolo d’Israele quando viveva in capanne nel deserto, e che al tempo di Salomone riempì il tempio di gloria. Oggi, invece, Dio trova la perfetta comunione con gli uomini attraverso Gesù, la luce del mondo.
In Giovanni 3, Gesù pronunciò tali parole: “Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie”.  Preferire le tenebre alla luce comporta un giudizio. Non basta credere che Gesù sia luce, egli ci chiede di preferire Lui alle tenebre, di amare Lui più che le tenebre.

Se sei assettato le parole di Gesù sono ancora valide “Se qualcuno ha sete, venga a me e beva”. Lascia che Gesù, la luce del mondo, ti illumini. Credi, vai alla sua fonte, bevi e dissetati.

Ultima modifica Martedì 31 Marzo 2015 15:42

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