Sabato 29 Ottobre 2011 13:52

Stare Fermi

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“Gli arcieri l'hanno provocato, gli hanno lanciato dardi...ma l'arco suo è rimasto saldo” (Ge 49:23-24)

Quante volte ci capita nella vita di ricevere offese gratuite, provocazioni beffarde o semplici atteggiamenti persecutori, in ogni ambito in cui viviamo e persino dalle persone più care. Sono queste delle esperienze che seppur negative, tutti come veri credenti sono chiamati a sperimentare in un mondo che giace nel maligno, avverso alla volontà di Dio. Ma il vero problema non risiede nel constatare questa realtà, ma bensì nel rilevare quale atteggiamento assumiamo quando ci confrontiamo con tali circostanze.
I più tendono ad autocommiserarsi, quasi come se vivere la vita cristiana sia quasi un cadere in disgrazia. Sono esultanti dinanzi ai trionfi iniziali, ma poi si scandalizzano quando sopraggiungono le persecuzioni familiari, lavorative o di qualsiasi genere, che comporta il testimoniare la fede in Cristo. Gesù non ci ha nascosto che nel mondo avremo tribolazioni, ma allo stesso tempo ci invita a non perderci d'animo perchè lui ha vinto il mondo. “Poichè tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede” (1 Gv 5:4). Ci sono dei momenti nella vita cristiana dove sembra che le situazioni intorno a noi peggiorano, tutto ci viene contro e sembrano sfumare le promesse che Dio ha rivolto a ciascuno. Ma il Signore ha uno scopo più alto, più nobile delle nostre misere prospettive umane. La sua visione supera la nostra limitata vista spirituale, e desidera che impariamo a camminare per fede, credendo contro speranza, con piena certezza che il suo piano per le nostre vite si adempirà. Giuseppe, uno dei giovani biblici più vicino alla figura di Gesù, non si reputò una vittima di tutti gli eventi negativi che si susseguirono nella sua vita in una rapida ascesa, ma bensì rimase ben saldo nelle promesse di Dio. Il suo arco della preghiera era sempre rivolto verso il trono dell'Onnipotente, e fu questa la sua carta vincente. Coltivò sentimenti di grazia e misericordia verso i suoi persecutori, e alla fine Dio gli concesse una vittoria trionfante. Da schiavo nella casa del Faraone fu promosso alla carica di vicerè, e per di più in tempi di carestia tutti accorsero da lui per ricevere aiuto. Fece bagaglio di tutte le esperienze vissute, per fare del bene al suo popolo che tanto amava, e da cui era stato oltraggiato. Nei momenti più angosciosi della sua vita, non guardò alle circostanze sfavorevoli, ma cercò il volto del Padre. Si fortificò grandemente nel suo interiore, e le sue sofferenze si trasformarono in benedizione per il suo popolo quando sopraggiunse la carestia. Vi è scritto che l'Eterno era con Giuseppe. Questo testimonia che Dio è presente nelle nostre vite anche quando le nostre richieste o i nostri sogni sembrano imprigionati e non adempiersi mai, purchè viviamo in ubbidienza e sottomissione alla sua volontà. Giuseppe non era mosso da scopi egoistici, i suoi sogni erano i sogni di Dio. Nessuna Parola cadde a vuoto nella sua vita, ma ogni progetto divino si adempì nei tempi stabiliti dal Padre. La sua esperienza finì con un trionfo schiacciante, che segnò la vittoria della fede e della pazienza coltivate. La fedeltà di Dio non viene mai meno, Egli rimane sempre lo stesso con quanti desiderano onorarlo, pagando un prezzo molto elevato pur di tenere alta la bandiera della testimonianza. L'unico segreto da praticare è rimanere fermi nei valori alti della Parola, pur essendo spesse volte feriti dai molteplici dardi infuocati che ci colpiscono. La consapevolezza che la fine di ogni situazione avversa è migliore del suo inizio (Ec 7:8), e che ne usciremo sempre più che vincitori è un ottimo sprono per rimanere saldi e ancorati ai precetti divini, senza abbassare quegli standard elevati che Dio richiede a ciascuno, come Figli di Dio, lavati dal preziosissimo sangue dell'Agnello. undefined
Ultima modifica Sabato 29 Ottobre 2011 13:57