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Domenica 18 Settembre 2011 14:38

Non lasciare spegnere il fuoco sull'altare

da: Pastore Antonio Romeo | Scritture: Levitico 6.12-13

La parola altare è menzionata nella Bibbia diverse volte, ma viene citata per la prima volta in relazione all'altare costruito da Noè, quando uscì dall'arca dopo il diluvio (Ge 8:16). Noè, insieme alla sua famiglia, offrì un culto di adorazione a Dio, che salì al cielo come un sacrificio di odor soave.
Ma l'altare, rappresenta anche un luogo di adorazione personale oltre che familiare. Fu Abrahamo che, offrendo suo figlio Isacco senza opporre alcuna obiezione, presentò un'offerta gradita a Dio. Difatti non tardò ad arrivare la risposta dell'angelo dell'Eterno al cospetto di una ubbidienza incondizionata, ritenuta così lodevole agli occhi del Padre. “Ora so che tu temi Dio” (Ge 22:12), furono le parole rivolte allo stimato servitore. L'altare è anche il luogo della santità, il posto ove si può ricevere il fuoco purificatore, e dove si acquista consapevolezza dell'importanza di attraversare periodi in cui la fede deve essere provata, per risultare raffinata dalle scorie. L'altare è inoltre un posto di rifugio, ove ci si può riparare sotto le ali dell'Iddio Onnipotente (Ge 28:16-18).
Ogni credente che è divenuto il tempio dello Spirito Santo, ha un proprio altare rappresentato in primo luogo dal proprio cuore. Un altare che, per bruciare di fuoco santo, deve essere alimentato continuamente non più dai sacrifici di animali previsti dal vecchio patto, ma dal sacrificio vivente della propria vita. Un altare che deve bruciare di passione per Cristo e la sua volontà, un altare che deve ardere continuamente, senza estinguersi mai.

Ultima modifica Domenica 25 Settembre 2011 12:54

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