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Martedì 12 Aprile 2011 18:39

La Chiamata

Nell'anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del Suo manto riempivano il tempio. Sopra di Lui stavano dei serafini; ognuno di essi aveva sei ali: con due si copriva la faccia, con due si copriva i piedi e con due volava. L'uno gridava all'altro e diceva: “Santo, Santo, Santo è l'Eterno degli eserciti. Tutta la terra è piena della Sua gloria”. Gli stipiti della porta furono scossi dalla voce di colui che gridava, mentre il tempio si riempì di fumo. Allora io dissi: “Ahimè! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l'Eterno degli eserciti”. Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall'altare. Con esso mi toccò la bocca e disse: “Ecco, questo ha toccato le tue labbra, la tua iniquità è rimossa e il tuo peccato è espiato”. Poi udii la voce del Signore che diceva: “Chi manderò e chi andrà per noi?”. Io risposi: “Eccomi, manda me!”. Allora Egli disse: “Va' e di' a questo popolo: “Ascoltate pure, ma senza comprendere, guardate pure, ma senza discernere!”  Isaia 6:1-9.

 

Il prezzo della chiamata
“Nell'anno della morte del re Uzziah, io vidi il Signore assiso sopra un trono alto ed elevato, e i lembi del Suo manto riempivano il tempio” (Isaia 6:1).
La nostra storia con il Signore inizia spesso con la morte di qualcuno o di qualcosa che ha un ruolo importante nella nostra vita, come lo fu Uzziah nella vita di Isaia.
Dio deve compiere un’opera di allontanamento o di separazione da questi uomini per poter prendere il posto giusto nella nostra vita. Quando Gesù entrò nello scenario biblico per iniziare il Suo ministero, Giovanni Battista, che aveva già testimoniato di Lui, invitò i discepoli a seguire Gesù. Fu lo stesso Giovanni poi a dire: “Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca”.
È importante che Dio scelga degli uomini che ci aiutino a crescere e a portarci a un determinato posto nei confronti di Dio, ma poi questi stessi uomini devono scomparire (non è detto che devono morire).
Anche nella storia di Mosè, di Giosuè, di Elia e di Eliseo avvenne questo.
Ma cosa succede quando il Signore attraverso circostanze o prove ci lascia soli, senza più coloro che ci avevano aiutato fino ad allora?
Che cosa facciamo, ci ammaliamo? Ci scoraggiamo e ci lamentiamo? Oppure cerchiamo il Signore?
Cercare Dio significa portarci costantemente alla Sua presenza finché, come Isaia, non Lo vediamo. Quando cominciamo a vederLo ci accorgiamo di essere ancora dei peccatori. Dio con la Sua luce entra nelle parti più recondite del nostro essere mettendo in risalto noi stessi e il nostro peccato (la nostra natura di peccato).
Lo Spirito Santo non solo ci convince di peccato, di giustizia e di giudizio ma anche a prendere posizione in modo definitivo contro la nostra natura. Così, e sempre così, agisce il Signore con noi.
Quando siamo consapevolmente alla Sua presenza, la visione della Santità Divina avrà l’effetto che ebbe su Isaia, cioè renderci consapevoli che siamo uomini dalle labbra impure. I profeti e coloro che parlano da parte di Dio, devono essere purificati soprattutto sulle labbra. Ecco perché Dio toccò con il carbone ardente e purificò con il fuoco purificatore le labbra di Isaia.

La voce della natura di Dio
Quando impariamo a stare alla presenza di Dio, la nostra vecchia natura viene trasformata dalla Sua natura. 2° Corinzi 3:17,18 dice: “Or il Signore è lo Spirito, e dov'è lo Spirito del Signore, vi è libertà. E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore”.
E’ molto importante capire la natura di Colui che ci chiama. Dio non potrà mai chiamare chi non conosce la Sua voce. A cosa serve chiamare un sordo?
Vi sono, per esempio, diversi richiami: quello del mare, quello delle montagne o dei grandi ghiacciai, ma pochi sono coloro che li odono.
La chiamata di Dio è l’espressione della Sua natura, non è l’eco della nostra. Non sono le nostre affinità e il nostro temperamento che devono essere considerati. Fino a che continueremo a riflettere sulle caratteristiche della nostra personalità non potremo mai sentire il richiamo di Dio (la Sua chiamata).
Ma quando perseveriamo alla Sua presenza togliendo ogni ostacolo tra noi e il nostro Signore, che è interessato a stabilire una relazione profonda e sincera con noi, allora ci troveremo nella condizione in cui si trovò Isaia.
Passando per quella crisi tremenda, egli si trovò ad essere in tale sintonia con Dio da poter intendere la chiamata rivolta alla sua anima attonita.
La maggior parte di noi non ha orecchi che per ascoltare sé stessi, perciò non riesce a sentire nulla di quello che Dio dice.
Per essere trasportati nel luogo in cui si può udire il mandato del Signore si deve passare per un profondo cambiamento, che può avvenire solo rimanendo alla Sua presenza.

Rispondere alla chiamata: “Eccomi, manda me!”
Il profeta Isaia era costantemente alla presenza dell’Eterno, come lo era il profeta Elia quando ebbe il mandato di andare da Achab, come fu per Mosè quando Dio lo chiamò per mandarlo dal faraone.
Ogni vero servitore chiamato da Dio rimane alla Sua presenza. Fu proprio lì, nel posto segreto, che il profeta udì Dio chiedere: “Chi manderò e chi andrà per noi?”.
Vogliamo ribadire questo concetto: udiamo o non udiamo la chiamata di Dio, questo dipende dallo stato del nostro udito spirituale. Coloro che, per mezzo di Gesù Cristo, hanno instaurato con il Padre una relazione tale che la disposizione della loro anima è cambiata, allora saranno anche pronti ad udire la voce quieta e appena percepibile, quel suono dolce 
sommesso che udì anche Elia, e che chiede ripetutamente: “Chi andrà per noi?”.
Isaia, che aveva un orecchio attento al richiamo del Signore, poté udire la chiamata e capire subito che non c’era altro da fare se non rispondere in piana e consapevole libertà: “Eccomi, manda me!”.
L’appello appassionato di Gesù ai suoi discepoli “seguimi” fu rivolto a uomini che avevano tutte le loro facoltà assolutamente libere e in perfetta efficienza.
Se permettiamo allo Spirito Santo di trasportarci alla presenza di Dio, anche noi udremo una voce come quella udita da Isaia. La dolce e sommessa voce del Signore è appena percettibile; in perfetta libertà diremo: “Eccomi, manda me!”.

Avere il mandato: “Va' e di' a questo popolo…”
La nostra responsabilità davanti al Signore e al Suo appello è quella di rispondere: “Eccomi,
manda me!”.
La vera chiamata si completa con il mandato. “Va'….” Dio disse ad Isaia, “Andate…” Gesù disse ai discepoli. Il Signore deve dirlo anche a noi e darci i limiti della chiamata. In ogni mandato c’è una disposizione divina che riguarda la chiamata specifica. Noi tutti siamo chiamati ad evangelizzare il mondo, le Scritture ci insegnano però che tutte le volte che gli apostoli obbedivano a questo comando avevano dei limiti di spazio e di tempo nonché di responsabilità.



Dio ci benedica

Anziano Enrico Morra

 

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