Lunedì 14 Marzo 2011 17:20

L'unità del corpo nella diversità delle membra

Se ci fermassimo a pensare, solo per un attimo, alle numerose cellule del nostro organismo e al modo in cui esse agiscono, rimarremmo meravigliati e sbalorditi.
Ma cosa succederebbe se per un giorno qualche organo interrompesse le sue funzioni? Il primo sintomo percepito sarebbe il dolore della parte in causa e, in seguito, la sofferenza dell’intero organismo. Non c’è macchina o impianto migliore del corpo umano, quando tutto funziona perfettamente. Allo stesso modo avviene anche al Corpo di Cristo, la Chiesa.

Non c’è società o istituzione organizzata e governata meglio del Corpo di Cristo, quando ogni membro trova la sua giusta collocazione. La Chiesa deve essere il riflesso delle perfezioni di Dio (Matteo 5:48); quando ciò non accade, è perché le membra del corpo vengono meno (Ebrei 10:38).

Nel capitolo 12 dei Corinzi, Paolo sottolinea uno degli aspetti fondamentali del Corpo di Cristo; 1° Corinzi 12:12a dice: “Come infatti il corpo è uno, ... le membra sono molte”; verso 12b: “…ma ha molte membra... e le membra pur essendo molte formano un solo corpo”. Questo è evidenziato anche nel verso 20: “Ma ora, ci sono molte membra, ma vi è un solo corpo”. Nessun membro, quindi, ha vita da solo, ma esiste in funzione degli altri. Quando viene amputata una parte del corpo, questa, non essendo più attraversata dal sangue, va in necrosi e muore. Allo stesso modo accade ad un membro che si stacca dal Corpo di Crsito: non essendo pervaso dalla linfa vitale di Dio, muore. Giovanni 15:6 dice: “Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati”.
Nella Chiesa vi sono molte cellule vaganti, molte anime che hanno l’apparenza di vivere e che manifestano religiosità, ma spiritualmente sono moribonde, come scritto in Apocalisse 3:1b  “…tu hai nome di vivere, ma sei morto”. Queste cellule oscurano la buona fama del Corpo di Cristo.
Molto spesso capita di chiedersi perché oggi esistono malattie e ammalati di ogni genere. Il progresso, la tecnologia, il consumismo, lo stress della vita moderna e il benessere, hanno permesso a tanti “virus” di attaccare l’organismo.
Così è anche per la Chiesa, laddove si sono abbandonati i valori preziosi del vangelo, i principi santi, la genuinità e la semplicità di un vangelo potente, lasciando spazio a tanti “virus spirituali”, il Corpo di Cristo si è “ammalato”.
Se vogliamo per noi la costituzione e il mantenimento di un corpo sano, la cui nobiltà e forza dipendono dal cibo genuino, bisogna che ci atteniamo all’insegnamento che è stato “una volta per sempre tramandato ai santi” (Giuda 3).
Quando questo non si verifica, assistiamo alla triste condizione di un corpo nel corpo, o addirittura di tanti corpi nel corpo.
La linfa vitale che scorre nel Corpo di Cristo è lo Spirito Santo; è Lui che costituisce “l’unico Corpo” di cui parla Paolo, è Lui che lo caratterizza, che lo rende funzionale e lo vivifica.
Esso è formato da quelle cellule viventi che esercitano la fede in Crsito, essendo devoti a Lui per servirlo.

La chiamata al servizio è profondamente biblica e cristiana. Gesù ne è stato esempio, modello e insegnante. Solo chi è modello di esempio può essere anche insegnante:
“…….il Figliuol dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire” (Matteo 20:26).
“….e chiunque fra voi vorrà essere primo, sarà servo di tutti” (Marco 10:44).
Dal momento che, Chiesa significa “insieme di persone”, è inevitabile che nella sua unità si manifesti la massima varietà. L’individualità personale non deve portare, però, ad essere primi o ultimi. Tutti siamo fratelli (Matteo 23:8).
L’unità del corpo è opera dello Spirito Santo, ma dipende anche dalla volontà dell’uomo. Dio non obbliga nessuno a seguirlo e ad ubbidirlo, ma chiamaa coloro che aderiscono al suo servizio con amore, con umiltà e obbedienza.
Una chiesa in cui tutti i membri volessero svolgere un unico servizio, non sarebbe tale; ogni membro deve essere felice di svolgere qualsiasi compito affidatogli.
Quei membri che ignorano i bisogni della propria comunità, spezzando l’unità spirituale, e considerando che la comunione consista solo nel dover stare sediti su delle panche durante le funzioni religiose, non hanno compreso il vero significato della parola “comunione cristiana”.
Nella chiesa primitiva, il livello di fede era molto alto, Dio era disposto a darle tutto quello di cui necessitava, ma evidentemente, molte richieste di doni e ministeri erano mal orientati, perché l’entusiamo spingeva a desiderare i doni più vistosi e i ministeri più impegnativi.
Paolo fu costretto a mettere ordine, a spegnere la mal ambizione di alcuni e a lenire l’amarezza di quanti rimanevano delusi, nel non ricevere alcuna risposta alle loro richieste.
La fede di ognuno deve essere messa a disposizione della Volontà di Dio, il quale distribuisce i doni a ciascuno, in particolare, come Egli vuole (1° Corinzi 12:11).

Dio ci benedica

Pastore Antonio Romeo