Martedì 01 Marzo 2011 09:21

Il ministerio del cristiano nel Corpo di Cristo

Oggi, tra i credenti, molto spesso, ricorre un concetto sbagliato, quello sul significato della parola “ministero”. Alcuni credono che servire il Singore significhi essenzialmente essere pastori o profeti. Tutto questo non fa altro che generare due convinzioni errate: la prima, una ingiusta “corsa al pulpito”, la seconda, escludere a priori il fatto che Dio potrebbe avere altri progetti. Vengono così a crearsi degli squilibri all’interno delle chiese locali e del Corpo di Cristo in generale.

In 1° Corinzi 12:29 e 30, infatti, è scritto: “Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti dottori?”
“Hanno tutti il dono di potenti operazioni? Hanno tutti doni di guarigioni? Parlano tutti diverse lingue? Interpretano tutti?”.
Poichè la maggior parte dei credenti desidera servire seriamente il Signore, è bene spiegare innanzitutto, che ci sono altri aspetti del servizio cristiano, detti “servizi secondari”, che sono tanto importanti quanto quelli definiti “servizi  primari”.
Il corpo non è fatto solo da occhi, o da mani, o solo da piedi, ma anche da organi che spesso sono nascosti, non per questo, però, meno importanti.
Un corpo non sarebbe tale, se non fosse completo in tutte le sue parti; potrebbe anche soppravvivere se qualche organo mancasse, o non funzionasse in modo perfetto, ma sicuramente andrebbe incontro a notevoli difficoltà.
Ad esempio, se nessuno si occupasse della pulizia della chiesa (la cenerentola dei servizi), come potrebbe un pastore esercitare il suo ministero nel disordine? E quale testimonianza sarebbe per gli increduli che si ritrovano ad entrare in una chiesa sporca e male odorante? Così non vi potrebbero essere persone salvate. Quindi, coloro che sono impegnati nella pulizia della chiesa hanno a che fare direttamente con la salvezza delle anime, allo stesso modo come colui che predica la Parola. Questo vale anche per chi si occupa della manutenzione dei locali, chi amministra i soldi, chi assiste i malati, chi svolge il servizio d’ordine e così via.
Chiariamo il significato del termine “ministero”.
Se si crede che esso sia riferito esclusivamente a uno dei cinque ministeri cosidetti fondamentali, o primari, Efesini 4:11: “Ed Egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, e altri come pastori e dottori”, si sbaglia. Non bisogna scindere il ministero dal diaconato. Il termine “ministero” deriva dal latino “ministerium” che significa “servizio”, mentre “ministro” significa “servo”.
La parola “diaconia”, invece, deriva dal greco “diakonia”, ed esprime anch’esso il concetto di servizio, mentre il termine “diakonos”, tradotto in italiano, significa “servo”.
Sappiamo che il Nuovo Testamento, in origine, è stato scritto in greco: in esso non troveremo mai i termini “ministero”, “ministro”, oppure “servizio”; la parola greca corrispondente a “servire” è “diakonia” o “diakonos”, riferito alla persona che serve.
Leggiamo, ad esempio,  Atti 6: 1-4:
“Or in quei giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio da parte degli ellenisti contro gli ebrei, perché le loro vedove venivano trascurate nel servizio di assistenza quotidiana. Allora i dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: ”Non è convenevole che noi lasciamo la Parola di Dio, per servire alle mense. Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia una buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito. Ma noi continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero(diakonia) della parola”.
Nella nostra versione italiana vengono usate due parole diverse per indicare il “servizio delle mense” e il “ministero della Parola”. Il testo originale in lingua greca, invece, ne adopera una sola, cioè “diakonia”. Così, sia chi serve alle mense, che chi serve con la predicazione della Parola, sta svolgendo un servizio (diakonia) per il Signore.
Altri testi che evidenziano questo concetto sono Esodo 31:1-5:
“L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo:”Vedi, io ho chiamato per nome Besaleel, figlio di Uri, figlio di Cur, della tribù di Giuda; l’ho riempito dello Spirito di Dio, per dagli sapienza, intelligenza e conoscenza per ogni sorta di lavoro, per concepire opere d’arte, per lavorare oro, argento e rame, per incidere pietre da incastonare, per scolpire il legno, per eseguire ogni sorta di lavoro” .
E Atti 6:2 e 3:
“…. Allora i dodici, radunato il gran numero dei discepoli, dissero: “Non è convenevole che noi lasciamo la Parola di Dio, per servire alle mense. Perciò, fratelli, cercate fra voi sette uomini, di cui si abbia una buona testimonianza, ripieni di Spirito Santo e di sapienza, a cui noi affideremo questo compito”.
Vi sono altre scritture che mettono in risalto la complessità del servizio cristiano, ad esempio Romani 12:6-8 e 1° Corinzi 12 di cui, in particolare, i versi 22-27 chiariscono che non c’è un membro superiore ad un altro, ma si tratta semplicemente di differenti funzioni, tutte ugualmente importanti: “Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere le più deboli, sono molto più necessarie delle altre”.

 

Pastore Antonio Romeo