Venerdì 28 Gennaio 2011 22:26

Roberto Bracco

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Il movimento evangelico italiano non ha registrato, quanto agli adepti, i “numeri ” dei paesi di cultura anglo-americana, dei quali sono ben noti i grandi risvegli propagatisi, guidati da grandi uomini quali Edwards, Whitefield, Moody. Ma siamo convinti che i movimenti spirituali non siano assolutamente legati ai numeri o alla quantità, bensì alla qualità. Con questo intendo parlare di sincere conversioni, di cuori che comprendono veramente ciò che Cristo ha fatto per loro, di vite disposte a dare tutto a Dio, spinte dalla bramosia di vivere sempre più vicino a Lui. Solamente così comprenderemo come Dio ci abbia donato grandi uomini che, scoperta ” la perla di gran valore”, hanno dato loro stessi per l’annuncio della Buona Novella e l’edificazione della sposa di Cristo, in Germania quanto in Inghilterra, negli Stati Uniti come in Italia.

Volendo analizzare soltanto l’opera dello Spirito compiuta negli ultimi cinquecento anni in Europa, e in America, i nomi da elencare sarebbero tanti.

Mi limito al novecento, al mio meraviglioso paese, ricordando le parole del mio pastore: “In Italia, nel mondo pentecostale, non è sorto ancora nessun uomo come lui!”. Parlo di Roberto Bracco.

L’irriducibile pentecostiere.

Roberto Bracco nacque a Roma il 27 maggio 1915, un periodo storico non facile per l’Italia e per il resto del mondo,  essendo nel pieno della Grande Guerra.

Della sua infanzia non abbiamo molto notizie, ma le più importanti ci sono fornite dallo stesso Bracco nella sua testimonianza.

Nacque in una famiglia moralmente sana ma con uno spirito religioso alquanto debole, un ambiente ostile verso Dio e la religione in generale.

Provenendo da una famiglia numerosa, non fu guidato nella sua crescita e formazione come la cultura del tempo prevedeva, ma venne lasciato in completa libertà. Visse un’infanzia difficile e travagliata. La situazione si aggravò notevolmente quando, morta la madre, rimase orfano a soli otto anni.

Abbandonata la scuola all’età di undici anni, trovò lavoro presso una nota libreria romana. Questa esperienza contribuì alla sua forte formazione umanistica e letteraria. Fu un autodidatta, e proprio il lavoro in quell'ambiente  gli dette l'occasione di incontrare diversi intellettuali del tempo.

Questi furono anni di grandi risultati per il giovane Bracco, che gli permisero da un lato di crescere ed approfondire le sue conoscenze intellettuali, ma per contro  l’ambiente in cui visse ed instaurò  amicizie ,  influenzò negativamente la sua vita spirituale, più che quella morale.

Le teorie che permeavano quell’ambiente erano fondate sull’immortalità della materia, incentrate su un principio banalissimo: "Nulla si crea e nulla si distrugge". Questa teoria conduceva a un’ovvia conclusione: “l'anima è completamente annullata”. Fu così che il giovane Roberto si ritrovò a considerare di non avere più un'anima e di conseguenza ripudiò intellettualmente la religione.

Questa nuova filosofia, però, non produsse per niente buoni risultati.

Nacquero in lui angoscia e spavento. La sua esistenza fu invasa da un terrore tale da fargli perdere la percezione reale delle cose. Le persone scomparvero  alla sua vista, i suoi occhi non scorgevano nessun uomo, ma solamente scheletri. Non incontrava più nessuno per la strada, non entrava più in contatto con alcuno .

Il processo mentale di cui era vittima induceva ogni individuo alla raffigurazione della sua morte. Ognuno, indipendentemente dall'età, giungeva subito alla bara, a questa seguiva poi la decomposizione, e infine da tale processo si diveniva scheletro. Ciò era quanto, come risultato finale, appariva davanti a sé.

Nella sua testimonianza Bracco riporta: “Qui non era una questione morale, era una questione squisitamente spirituale nella quale entravano ovviamente anche elementi morali in quanto, lontano e separato da Dio un giovane cammina nelle vie del peccato. Probabilmente, non ho conosciuto grandi contaminazioni e grandi immoralità come altri ma, la via lontana e separata da Dio è sempre una via peccaminosa; ma soprattutto da un punto di vista spirituale avvertii proprio l'abisso”.

Fu in quel periodo che cominciò a desiderare qualcosa che desse pace al suo cuore. Cercò conforto in qualche reminiscenza religiosa tramandatagli dalla nonna ma, tale riavvicinamento, non gli arrecò la sperata guarigione. Quello stato interiore di ricerca ormai invadeva la sua vita. Uno stato di cui Bracco non racconta molto nella sua testimonianza, ma sicuramente ben noto a Dio. Roberto aveva bisogno di Dio, non di una religione, necessitava di Cristo, non di una filosofia. Fu da questo intenso bisogno che scaturì l’opera di salvezza nella sua vita.

Poco dopo, e non credo per caso, in casa Bracco iniziò a far visita, per aiutare la matrigna, una della prime sorelle convertite della chiesa di Roma. Fu così che, con estrema semplicità, ricevette il messaggio di salvezza.  Inizialmente molti furono i pregiudizi del giovane, e proprio l’orgoglio della sua posizione d’intellettuale a dispetto di quella semplice donna, non gli fece comprendere l’essenza del messaggio trasferitogli. Tuttavia, l’umiltà e la semplicità del suo pensiero lo misero letteralmente in crisi. Quelle parole lo toccarono profondamente, eccole riportate di seguito: “Non devi ascoltare quello che ti sto dicendo, il Signore ha risposto a me ed io posso solo dirti che ho la certezza che, se vorrai essere salvato, Egli risponderà anche a te. Puoi cercarlo da solo, devi cercarlo da solo! Nel buio della tua cameretta invoca il Signore. Se vuoi realmente incontrarlo digli semplicemente: Signore, se veramente rispondi a coloro che Ti desiderano, rispondi all'anima mia.”

Consapevole della sua condizione, Bracco intese la verità delle parole della donna. Nonostante l’orgoglio e il pregiudizio resistevano, tuttavia la forte disperazione che scuoteva la sua anima, lo sospinse nella sua stanzetta a gridare al Signore. Quella notte accadde per lui qualcosa di straordinario. Aveva sentito parlare di questa verità, ne aveva percepito l’odore ma, adesso, la assaporava. Gesù Cristo, la Verità, era entrato nel suo cuore.

Dopo quella notte straordinaria, il suo primo desiderio fu di unirsi a quanti condividevano la sua stessa esperienza. Poco dopo si battezzò in acqua.  Ma ciò non gli bastò, comprese che c’era di più, oramai sapeva che Dio voleva farlo completamente traboccare della Sua presenza.

Intanto, il risveglio pentecostale in America era cominciato da pochi decenni e la sua testimonianza era giunta a Roma grazie al ministero di Giacomo Lombardi.

In Italia le riunioni dei primi cristiani erano frequentissime e altrettanto lo erano quelle di preghiera. Certamente è da respingere l’attuale idea di chiesa, difatti si riunivano in locali umili e per molti, addirittura, squallidi. Ma questi fratelli non badavano all’esteriorità dalle cose, essendo animati da un unico desiderio, vedere la gloria di Dio.

Negli incontri si conosceva l’ora d’inizio ma non di chiusura. Il fratello Bracco racconta che non si aveva il coraggio, né la forza, di indurre i fratelli ad allontanarsi dalla gloria di Dio. Fu proprio in uno di questi incontri che, il giovane Roberto Bracco, fu suggellato dalla promessa dello Spirito Santo.

Ma certamente l’opera di Dio non si arrestò qui, anzi per lui fu solo l'inizio della manifestazione della gloria di Dio.

Sicuramente furono momenti gloriosi quelli che si apprestò a vivere la chiesa e il fratello Bracco in particolare, gloriosi perché nelle tenebre più fitte della seconda guerra mondiale c’erano persone che brillavano di un fuoco ardente e di una luce che nemmeno la persecuzione, l’angheria, il maltrattamento e l’oppressione riuscirono a spegnere.

Con l’emanazione della circolare Buffarini-Guidi iniziarono le persecuzioni verso gli ambienti pentecostali. Questa imponeva la chiusura di tutti i locali di culto e la comminazione di aspre sanzioni a quanti non ottemperassero a tali obblighi. Infatti chiunque fosse stato colto in flagranza di reato, sarebbe stato punito  con multe, ammende, o addirittura con  la prigionia o il confine.

L’ostile ambiente creato determinò la divisione  dei credenti in diversi gruppi, i quali,  impossibilitati a celebrare il culto in luoghi o locali pubblici, dovettero necessariamente  riunirsi clandestinamente in case o in campagna.

Fu proprio in tali anni che cominciò il ministero del ventenne Roberto Bracco. Gli fu affidata, insieme a altri due fratelli, la cura dei gruppi. Quando poi questi ultimi furono sorpresi in una riunione di culto e messi  al confine, il fratello Roberto si trovò da solo ad occuparsi della chiesa di Roma. Fu sicuramente un compito arduo per un giovane, che non poteva essere “esiliato” essendo cittadino romano, ma che fu, per ben diciassette volte circa, rinchiuso nel carcere di Regina Coelhi.

In quegli anni di ostilità, di arresti e persecuzione, il Signore lo aiutò e lo sostenne, preservandolo da molte difficoltà e prove.

Neppure le minacce e gli ammonimenti rivoltogli più volte dai funzionari governativi, dai quali fu definito "irriducibile pentecostiere che svolge attività contrarie al regime", arrestarono la sua opera nell'esercizio del  ministero.

Sentiva propria la chiamata, e la vocazione lo spingeva ad andare oltre quanto lo circondava.

Racconta nella sua testimonianza:

“...Io mi sono trovato nel ministero non solo per la persecuzione, ma rispondendo a qualcosa che stava nel mio cuore: era un desiderio! Quando noi parliamo di ministero, parliamo di chiamata e di vocazione, le due cose poi si fondono insieme: la chiamata è una vocazione che viene dall'esterno, la vocazione è una chiamata che viene dall'interno. Non è un gioco di parole, è una precisazione dottrinale; il Signore chiama e noi dobbiamo avere questa vocazione, ed io avevo questa vocazione e appunto risposi a questa chiamata. Ma realizzai in quel momento, anche in ragione della mia età e anche in ragione della situazione particolare nella quale veniva questa chiamata, che, perché questa chiamata fosse onorata, da parte mia doveva esserci una autentica consacrazione”.

Come tutti i periodi bui, anche quello della seconda guerra mondiale terminò.  La chiesa ne uscì fortificata, e lo stesso Roberto Bracco ne rimase illeso, avendo beneficiato della protezione di Dio. La sua autorità spirituale e il suo ministero ne furono rafforzati, e questi sono requisiti  poco riscontrabili in altri uomini di Dio. Quanto detto è supportato dalla meravigliosa testimonianza, dai libri, dagli studi, dalle riflessioni, dalle predicazioni che ci ha lasciato.

Ci sarebbe tanto da scrivere, tanto da riflettere, ma soprattutto tanto da imparare, perché uomini come Roberto Bracco ci lasciano un’eredità inestimabile che ci porta a glorificare Dio per la meravigliosa opera compiuta in loro e nel nostro paese. Il loro esempio ci responsabilizza grandemente, perché nelle ”lunghe notti”, attraversate non con la loro forza ma con la potenza di Dio, il loro sguardo era rivolto al futuro, quel futuro che aveva una visione che si chiamava chiesa pentecostale in Italia.

Questo era il sogno e questa era la visione. Questa è l’eredità e la realtà che noi oggi viviamo grazie a uomini di Dio come Roberto Bracco.

Francesco Lombardo

Ultima modifica Venerdì 28 Gennaio 2011 22:36