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Martedì 18 Gennaio 2011 17:47

I Giganti

Con il termine giganti si descrivono uomini di statura elevata, che supera i canoni di normalità; nel nostro linguaggio definiamo una persona che non risponde a tali parametri come anormale, in senso negativo. Pertanto tutto ciò che analizzeremo in questo studio sulla base  della Parola di Dio sui giganti, deve essere inteso come “anormale”, dunque da non fare, non rispondendo alla volontà di Dio.

Di essi si parla nella mitologia, argomento da noi non trattato, avendo la Parola come guida autorevole.

Quanto ai passi biblici loro inerenti, sono esplicati da quanto segue.

I primi giganti li troviamo nel libro della genesi.

In Genesi 6:1-8 si parla di mescolanze, compromessi.

Tali versi, descrivono un evento negativo che ha contrassegnato la storia dei primi uomini della terra; difatti si parla di corruzione –  mescolanze, fatto estremamente negativo corrispondendo in tal caso la corruzione alla unione.

Dall’unione dei figli di Dio con le figlie degli uomini vennero generati uomini famosi, i cosiddetti eroi dei tempi antichi,  termine che dà l’idea di qualcosa di misura al di fuori del normale; dunque da unioni illecite venne generato ciò che è anormale. Questo evento testimonia la bramosia dell’uomo di elevarsi all’altezza degli dèi.

Anche nel Nuovo Testamento le mescolanze e l’ibridismo sono rigorosamente condannate. (2 Corinzi 6:11-17)

Quando si tratta di fare delle scelte, sia sociali sia politiche o religiose, l’uomo tiene conto innanzitutto del proprio piacere, difatti si dice al v. 1 che “ le figlie degli uomini erano belle…”, al v.4 che “erano eroi”,uomini famosi”, tutti termini che esprimono il desiderio umano di soddisfare la gloria personale.

Il gigante dell’ibridismo e del compromesso si è insinuato nel popolo di Dio sotto varie forme.

È tollerato nelle famiglie attraverso i fidanzamenti misti, accettato nelle chiese mediante unioni strane, ed anche giustificato sotto la falsa scusa della “testimonianza”. Scuse dietro cui si cela sempre il proprio vantaggio.

Di avviso contrario è la Scrittura, che ci invita a rinunciare alle cose che sono di guadagno (Filippesi. 3:7).

Spesso non si valuta nel compiere una scelta, di dover tener conto dell’onore di Dio, anziché del piacere personale, atteggiamento quest’ultimo oltremodo offensivo della sua persona.

Ogni azione determina un risultato.

Le conseguenze della mescolanza furono il pentimento di Dio nell’aver creato l’uomo, che poi se ne addolorò in cuor suo (Genesi 6:6), e il giudizio divino palesato con il diluvio (Genesi 6:17).

Ci fu un uomo, Noè, che trovò grazia ai suoi occhi (Genesi 6:8), attraverso cui Dio mostrò la sua grande misericordia, concedendo all’umanità ben 120 anni per ravvedersi. Ma il tutto risultò invano, infatti nonostante osservassero il lavoro costante dell’arca da parte della famiglia di Noè, gli uomini di allora non si ravvidero.

I primi giganti furono distrutti proprio con il diluvio (Genesi.7:22,23).

Il secondo gigante, analizzato nel libro dei numeri (Numeri 13:33;14), corrisponde alla mancanza di fede. Mancanza di fede che equivale a confidare in se stessi, e che dunque determina la ribellione a Dio.

I giganti sono chiamati “discendenti di Anak” (Numeri 13:33).

Dal contesto si evince che Dio aveva fatto una promessa chiara e precisa, le spie dovevano soltanto visionare il territorio, per poi studiare un piano atto a prenderne possesso. Ma la vista dei giganti suscitò in loro timore, al punto tale da compiere poi un cattivo resoconto (Numeri.13:32a).

Per il credente avviene lo stesso risultato, la paura determina sempre la pronuncia di parole negative.

Le spie riferirono che il popolo d’Israele non poteva salire contro questo popolo, perché più forte di loro (13:31b), in quanto discendenti di Anak (v.28), gente di alta statura (v.32), dei veri giganti (v.33).

La mancanza di fede partorisce mormorii (14:2), ribellione (14:9) e disprezzo verso Dio  (14:11).

Anche in questo caso la mancanza di fede provocò conseguenze.

Si attirarono il giudizio divino, difatti nessuno di quella generazione che lo aveva disprezzato vide il paese (Numeri 14:29-30), vagarono nel deserto per  40 anni (v.34), le dieci spie che fecero il  cattivo resoconto  morirono colpite di una piaga (v.37), il popolo fu sconfitto (vv.43-45). Ma nei vv. 18 e 20, si parla rispettivamente di misericordia e perdono.

La vittoria su questi giganti è riportata nel libro di Giosuè ed è attribuita a Mosè (Giosuè. 12:4; 13:12).

Il terzo gigante, tratto dal libro del Deuteronomio, corrisponde alle denominazioni.

Gli stessi giganti hanno diversi nomi. Sono chiamati Anachiti al cap. 1 v. 28; ma al cap. 2 v.10 si racconta che prima degli anachiti vi abitavano gli Emim, (Deuteronomio 2:11), mentre gli ammoniti li chiamavano Zanzummin (Deuteronomio 2:20).

Nel capitolo due troviamo dunque due popoli che sono tra i discendenti di Lot, a sua volta discendente di Esaù. Dio nella sua infinita misericordia aveva lasciato in eredità territori anche ai discendenti di Lot e di Esaù (Deuteronomio 2:19-22), due figure alquanto ambigue nella storia primitiva.

Lot, è figura di coloro che amano il mondo. Vi scese, al punto da dimorare a Sodoma e Gomorra, ma poi fu salvato dal fuoco, anche se con gravi conseguenze. La moglie divenne una statua di sale (Genesi19:26), le figlie furono attrici di un incesto con il padre dopo averlo ubriacato (Genesi19:35-36), da cui nacquero i moabiti e gli ammoniti, eterni nemici d’Israele (Genesi 19:37-38).

Mentre Esaù, è figura di quanti profanano la grazia di Dio con il peccato. Infatti, fu l’uomo che vendette la sua primogenitura per un piatto di lenticchie, barattando per il piacere di un peccato, deliberatamente, la grazia di Dio. Per tale tipologia di credente difficilmente ci sarà opportunità di ravvedimento, anche se richiesta con lacrime (Ebrei12:17).

L’insegnamento che se ne trae, è che pur riconoscendo altri come eredi della grazia di Dio, e meritevoli di rispetto, bisogna evitare di avere una certa “comunione” con loro (Deuteronomio 2:8), ma senza attaccarli o muovergli  guerra (Deuteronomio 2:19,37). Dio distrusse i giganti per mano di un popolo pagano, dunque lasciamo che siano gli altri, ma non le nostre mani a operare distruzione (Deuteronomio 2:12; 21-22).

Il gigante della lotta fratricida si è ormai introdotto nelle chiese. Sono schierati Pastori contro anziani, anziani contro pastori, spesso pastori e diaconi sono in disaccordo, o accade che i fratelli si scaglino contro le autorità della chiesa o contro gli stessi fratelli. È questo un gigante da abbattere prima nella nostra vita, poi nelle nostre case, poi nella chiesa del Signore. Al suo abbattimento ne conseguirà una grande vittoria per Dio, per la chiesa e per noi (Galati.5:15).

Il quarto gigante, lo ritroviamo nel libro di Giosuè.

Og, re di Basan, è figura della morte (Giosuè 12:4). Un gigante rappresentato dal suo letto di ferro, di misura nove cubiti (4, 5 metri) per quattro cubiti (2 metri) (Deuteronomio 3:11). L’enciclopedia biblica riferisce che il letto di basalto (marmo) del re Og è conservato ancora oggi, e le misure riflettono la grandezza del monumento funerario. In Deuteronomio 3:11 si legge che: “…Og era rimasto l’unico superstite della stirpe dei giganti…”; ma si può anche interpretare nel senso che “era rimasto l’ultimo gigante da vincere”; o ancora come “ l’ultimo nemico da distruggere”.

Ecco la chiara lezione che ne deriva: “l’ultimo nemico (gigante) che sarà distrutto è la morte (1Corinzi 15:26). Og ci viene incontro per darci battaglia ma Dio ci invita a non aver paura di lui (Deuteronomio 3:2a). “Così l’Eterno, il nostro Dio, diede nelle nostre mani anche Og“. (3:3a) (1Corinzi 15:55-57).

Og, fu vinto da Giosuè, colui che introdusse il popolo d’Israele nella terra promessa, tipo di Gesù, figura del redentore. Il suo nome è, infatti, uguale a quello del Cristo. Giosuè vinse tanti re, tra cui figura anche Og, il gigante più grande della Bibbia; allo stesso modo Cristo ha vinto il gigante più grande, la morte  ( Ebrei 2:14,15), affinché anche noi potessimo risultare vittoriosi (Apocalisse 12:11).

Un altro gigante compare in 1Samuele 17, Goliat, figura del diavolo e della sua strategia di lotta. Davide, al contrario, è tipo e figura di Gesù. Goliat voleva dividere il popolo, era un filisteo, eterno nemico di Israele, “…non sono io un filisteo?” (17:8b). Così il diavolo è l’eterno nemico della chiesa di Gesù Cristo, e lo scopo della sua sfida è di asservirci a lui (17:9b). Significativo è anche  il tempo di durata della sfida lanciata da Goliat (17:16), 40 giorni. In Luca cap. 4 v.2 vediamo la stessa strategia del diavolo con Gesù, offendere l’onore di Dio, incutere  paura, lanciare una sfida. Davide aveva davvero a cuore l’onore di Dio e del suo popolo (17:36b). La sua vittoria non era personale (benché ne ricevette ricompensa), il v 46 ne spiega la motivazione “… affinché tutta la terra sappia che c’è un Dio in Israele…”. Anche Gesù non ha vinto il diavolo per se stesso, ma per noi. L’arma usata da Davide per abbattere il gigante fu una pietra (17:49,50). Gesù è la pietra angolare posta a fondamento della chiesa, ma è anche la pietra di cui parla il profeta Daniele, che si staccherà dal monte e frantumerà il grande regno satanico degli ultimi tempi (Daniele 2:34-35).

Vai nel nome del Signore, con la pietra vivente, contro il gigante, e vedrai la sua sorte.

Dopo che fu colpito dalla pietra, fu decapitato. Lo stesso destino toccherà al diavolo (Genesi 3.15). Il posto dei giganti è sotto i nostri piedi, pronti a schiacciare loro la testa ogni volta che si presentano alle nostre vite. Vagli incontro e vincili nel nome del Signor Gesù Cristo, benedetto in eterno.

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